di Chiara Fabrizi e Enzo Beretta
Calci, pugni e umiliazioni ad almeno quattro ragazzi autistici, mentre altrettanti sarebbero stati vittime passive degli abusi fisici e psicologici, vale a dire che avrebbero assistito alle violenze.
Maltrattamenti su ragazzi autistici Tre, invece, sono le persone che sono state arrestate e ristrette ai domiciliari per i maltrattamenti ai ragazzi disabili scoperti dalle forze dell’ordine nella struttura Forabosco di Collestrada, dove erano state piazzate telecamere e cimici. Hanno 34, 44 e 54 anni. Altre quattro persone, tra cui il direttore sanitario del centro diurno, aperto dalle 8.30 alle 17.30, sono indagate a piede libero per avere, questa l’ipotesi della Procura di Perugia, assistito a episodi di vessazione senza averli denunciati. Complessivamente, infine, sono una dozzina gli educatori e gli operatori che lavorano nel centro e a carico dei quali sono ancora in corso accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria, che ha ritenuto di intervenire tempestivamente per interrompere gli abusi ai danni degli ospiti autistici, si tratta di ragazzi di età compresa tra 18 e 38 anni.
Papà trova lividi sul corpo del figlio Il centro diurno è gestito dalla Fondazione Aurap creata dai genitori dei ragazzi autistici, che sono naturalmente parte offesa nella vicenda, ed è convenzionato col sistema sanitario nazionale. Proprio un papà degli ospiti, infatti, ha denunciato alle autorità i propri sospetti sugli educatori e sugli operatori dopo che il figlio, in almeno due occasioni, era tornato a casa con dei lividi sulle natiche e in altre parti del corpo.
Tre arresti Le indagini sono scattate tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, permettendo agli inquirenti di raccogliere elementi a carico dei tre arrestati, due sono dipendenti della Fondazione e un altro di una cooperativa, accusati di aver compiuto in maniera sistematica una serie di atti di umiliazione e vessazioni nei confronti degli ospiti disabili della struttura.
Le accuse Si legge nei capi di imputazione contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Margherita Amodeo: «Maltrattavano gli ospiti aggredendoli fisicamebte, intimidendoli, umiliandoli, offendendoli, tormentandoli e sottoponendoli a trattamenti degradanti». Un paziente ha riportato un’ecchimosi all’occhio e un arrossamento sul gluteo, un altro eccimosi peno-scrotale.
Botte e umiliazioni In particolare, gli inquirenti avrebbero documento episodi di intimidazione consistiti in strattoni, percosse, insulti, lancio di oggetti, calci, schiaffi e pugni. I maltrattamenti e le violenze si sarebbero verificati in presenza di altri ospiti disabili e in qualche caso anche dinanzi ad altri operatori, che però non hanno mai denunciato alle autorità i comportamenti dei tre. In caso di punizione degli ospiti considerati dagli arrestati più irrequieti, i disabili venivano costretti con la forza a rimanere per lunghi periodi e a volte anche per l’intera giornata seduti su poltrone e divani.
Le considerazioni del giudice Scrive il gip: «I fatti emersi denotano la sistematicità e l’abitualità della condotta, circostanze che non rassicurano in merito al fatto che gli indagati in futuro si astengano dalla commissione di ulteriori comportamenti lesivi e criminosi se non raggiunti da alcuna misura cautelare; secondo ciò che normalmente accade, in caso di maltrattamenti, la reiterazione molto spesso si manifesta secondo un crescendo di gravità ed aggressività nei confronti della vittima che può sfociare anche in gravissimi atti di violenza fisica. Gli indagati hanno posto in essere un clima vessatorio in cui la violenza fisica e morale diviene il trattamento ordinario dei soggetti con disabilità che sono ospiti della struttura in cui gli stessi lavorano come operatori. È stato così creato un sistema improntato quasi quotidianamente alla violenza e alla mortificazione degli ospiti della struttura, rafforzato dalla comunanza della condotta maltrattante tra gli indagati stessi e dalla connivenza di alcuni tra gli altri operatori ed educatori che, in alcuni casi, hanno assistito a tali condotte senza intervenire (come comprovano le immagini delle intercettazioni ambientali)».
Ministra: «Videosorveglianza nei centri» Sull’inchiesta è intervenuta anche la ministra per le disabilità, Alessandra Locatelli, evidenziando che «ancora una volta persone fragili e con disabilità vittime di azioni ignobili da parte delle persone che avrebbero dovuto prendersi cura di loro e stabilire relazioni di affetto e cura. Ringrazio le forze dell’ordine che sono subito intervenute e la procura per le indagini avviate». In un post sui social si legge che «quando situazioni del genere vengono accertate vanno condannate senza attenuanti, ma in futuro è necessario immaginare un sistema di monitoraggio e video sorveglianza preventivo per cercare di ridurre comportamenti violenti e permettere interventi tempestivi in caso di dubbi che riguardino la salute stessa delle persone».
Fioroni «L’Umbria è una terra naturalmente vocata verso l’accoglienza e leggere notizie come quella di oggi, fa male per varie ragioni, ma soprattutto perché eventuali forme di maltrattamento, sono rivolte proprio a quelle persone che ognuno di noi avrebbe il dovere morale di proteggere» ha detto la presidente dell’Osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità, Paola Fioroni, che aggiunge: «Voglio ricordare però che l’Osservatorio, con la Regione Umbria e Puntozero, è riuscito finalmente a far partire, anche in Umbria, la creazione di un database per avere un quadro reale della condizione che le persone con disabilità vivono nella nostra regione, anche con l’obiettivo di scrivere un “libro bianco” della disabilità sul territorio regionale. Domiciliarità come servizi residenziali o semi residenziali, devono garantire quindi, standard adeguati e rispondere alle scelte e ai diritti delle persone con disabilità e alle loro famiglie. Occorre mappare, monitorare ed intervenire per contrastare discriminazioni, diseguaglianze e garantire appropriatezza ed equità di accesso ad ogni tipo di servizio e prestazione che prevederà il progetto personalizzato».
Sindaco di Perugia L’amministrazione comunale di Perugia guidata dal sindaco Andrea Romizi parla di «gravissimo fatto accaduto all’interno di una struttura per disabili gravi, condanna fermamente quanto accaduto e seguirà – dice – con attenzione l’evolversi della situazione, auspicando che la magistratura possa rapidamente giungere all’accertamento delle responsabilità». Da palazzo dei Priori, poi, viene espressa «vicinanza ai giovani vittime di un sopruso inimmaginabile in un ambito dove le persone con disabilità dovrebbero essere al centro di un’attenzione umana, professionale ed etica senza confini», ma allo stesso tempo manifesta vicinanza anche «a quanti quotidianamente seguono con impegno e responsabilità persone fragili e con loro perseguono obiettivi di autonomia e inclusione».
