di Francesca Marruco

Il Comune di Deruta ha presentato due denunce contro due imprenditori di Gualdo Tadino e Figline Val D’Arno perché avrebbero posto un marchio falso della ceramica derutese su pezzi fabbricati in Cina. Pezzi che poi venivano importati in Italia e messi in commercio. Le ipotesi di reato nei loro confronti sono frode in commercio, contraffazione di marchio, e reati connessi alla sicurezza sul lavoro e alla sicurezza alimentare.

La battaglia di Deruta Il comune di Deruta ha da tempo intrapreso una lotta per tutelare gli artigiani ceramisti e scovare chi, senza diritto, utilizza quel marchio sinonimo di una determinata qualità. Ad indagare in questa direzione sono fiamme gialle e militari che si avvalgono della Camera di Commercio e dell’avvocato Giuseppe Caforio, che rappresenta il Comune.

Il Comune è già parte civile riferito dallo stesso Caforio, il Comune è già parte civile in due processi per episodi simili, uno a Santa Maria Capua Vetere e uno a Perugia. L’ente pubblico ha fatto esposti anche negli Stati Uniti per  tutelare la qualità delle ceramiche fatte a mano a Deruta e promette di costituirsi parte civile anche nell’eventuale processo che potrebbe nascere dall’ultima denuncia. Nel febbraio scorso la Guardia di finanza aveva sequestrato 2000 pezzi di ceramiche contraffatte che venivano vendute come “derutesi” a turisti ignari direttamente sugli autobus con cui si spostavano per l’Umbria.

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