di En.Ber.
Il tribunale del Riesame di Perugia ha deciso che Renate Kette, responsabile dell’assassinio di Danielle Chatelain avvenuto la mattina del 27 maggio in via Oberdan, deve rimanere in carcere. Rigettata l’istanza avanzata dall’avvocato Saschia Soli. Le motivazioni del collegio – composto da Giuseppe Narducci, Luca Semeraro e Marco Verola – non sono state ancora depositate. In ogni modo i giudici hanno deciso di lasciare la 53enne albanese nel reparto femminile dell’istituto penitenziario di Capanne. E’ stata fermata dalla polizia con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, dai motivi abbietti e futili nonché dalla minorata difesa della vittima anziana.
Insensibilità fuori dal comune Secondo il giudice per le indagini preliminari Lidia Brutti il comportamento di Renate dopo l’omicidio, quando si reca nel negozio sotto casa con una birra in mano, denota un’insensibilità fuori dal comune. Per la Brutti l’indole della Kette è straordinariamente violenta: ha ucciso a mani nude, con modalità efferate e per futili motivi. Perché? Secondo il magistrato non accettava di perdere il beneficio di essere ospitata e mantenuta dalla madre della sua compagna.
