La bara di Pawel Lozinski ( foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Sul corpo di Pawel Lozinski ci sono oltre quaranta lesioni: oltre alle sei ferite che il suo assassino gli ha inferto con i cacciaviti, il giovane polacco ha ematomi, contusioni, tagli superficiali e graffi. Tutti segni di una colluttazione con l’uomo che lo ha aggredito e ucciso.

L’autopsia Il particolare emerge dall’autopsia effettuata sabato mattina dal medico legale Sergio Scalise. Il consulente della procura, dopo l’esame, ha stabilito che sarà necessario attendere l’esito degli esami tossicologici per stabilire con certezza la causa del decesso del giovane polacco. A tal fine, lunedì verrà conferito l’incarico alla tossicologa Paola Melai, che analizzerà i campioni prelevati dal medico legale Sergio Scalise. Il quantitativo di droga che la vittima aveva in corpo sarà determinante per stabilire la causa della morte.

Aggressione violenta Anche se resta un punto fermo che Radzi Useini ha aggredito Pawel Lozinski in maniera molto violenta: le lesioni che gli ha procurato con i cacciaviti non sono superficiali, ma hanno lesionato i piani profondi del torace e dell’addome della vittima. Segno della violenza con cui è stato colpito.

L’assassino: non lo volevo uccidere Da parte sua, il macedone che ha confessato di averlo ucciso, ha detto di non essere stato mosso da una volontà omicidiaria, ma di volersi solo vendicare di lui per un fatto successo anni prima la tra la vittima con la sua fidanzata.

Le parole della ragazza Ed è stata proprio lei a metterlo ulteriormente nei guai. E’ stata infatti la giovane folignate a dire al pubblico ministero Mario Formisano che Radzi aveva preparato le siringhe con la droga già prima di uscire. E che in quella per Pawel c’era più stupefacente. Di qui l’accusa di premeditazione. Radzi Useini dice invece che sia lui che Lozinski si sono iniettati la stessa quantità di droga.

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