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mercoledì 2 dicembre - Aggiornato alle 01:10

Dall’inchiesta sui conti a quella chiamata della Juve: come nasce l’indagine su Suarez

Gli inquirenti: «Nessun riscontro di pressioni esterne, l’Università voleva ritorno di immagine». Ma accertamenti continuano

©️Fabrizio Troccoli Riproduzione Riservata

di Iv. Por.

Non un esame comprato, perché al momento «non risultano pressioni» per l’ottenimento da parte del calciatore Luis Suarez del certificato B1, che gli avrebbe spalancato le porte all’ottenimento della cittadinanza italiana. È stata la Juventus a organizzare l’esame al calciatore che avrebbe potuto tesserare, contattando l’Università per stranieri ma «non c’è stata alcuna pressione esterna, è stata iniziativa di chi lavora all’Università di Perugia che si sono lasciati ammaliare da un personaggio del genere». A dirlo è il colonnello Selvaggio Sarri comandante del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Perugia, che si occupa delle indagini coordinate dalla procura. Gli unici indagati al momento, dunque, sono vertici ed esaminatori dell’Università per stranieri. Non il centravanti, non la Juve, né altri, anche se gli accertamenti di certo sono destinati a proseguire.

INTERCETTAZIONI: «NON SPICCICA ‘NA PAROLA»

Dove nasce l’indagine Il procuratore Raffaele Cantone a Radio Capital spiega come l’indagine sia nata da altri accertamenti in corso. «Siamo partiti, a febbraio 2020 – ammette anche il colonnello Sarri – a fare accertamenti sull’Università per stranieri di Perugia per attività poco trasparenti. Ci siamo trovati in questa situazione». Le Fiamme Gialle starebbero, infatti, scavando sui problemi di bilancio in cui l’Ateneo di piazza Grimana si è trovato con l’ammanco di oltre tre milioni che ha indotto i revisori dei conti a non approvare il bilancio 2018-2019. La vicenda viene da lontano e il rettore Giuliana Grego Bolli e il dg Simone Olivieri in una infuocata conferenza stampa già a gennaio avevano bollato la precedente gestione come «lacunosa e omissiva», con «irregolarità amministrative e contabili», una «situazione amministrativa grave e pesantemente confusa» e un «sostanziale immobilismo».

FOTOGALLERY: SUAREZ A PERUGIA

I conti nel mirino In pratica, nel marzo 2019 (Grego Bolli è stata eletta nel giugno 2018) si scopre che le entrate per tasse d’iscrizione sono inferiori al 2017 benché il numero degli studenti dei corsi Marco Polo Turandot sia uguale; a quel punto parte un’indagine interna che fa emergere «una situazione amministrativa grave e pesantemente confusa». In più viene fuori che nel 2015 erano state firmate dall’Ateneo due convenzioni, «delle quali la precedente governance non si era neppure accorta», che garantiscono sconti «eccezionalmente elevati» (fra il 37 e il 39%). Della vicenda vengono informate con un esposto la Procura della Repubblica e quella della Corte dei conti e nel futuro si cercherà di recuperare il possibile, anche se sarà difficilissimo: «L’Ateneo – assicurano – ha fatto tutto quanto in suo potere e i gravi fatti emersi non possono essere ascrivibili all’attuale governance».  Comunque anche il nuovo bilancio, quello 2019 si chiude in rosso. Ma nonostante questo con una scelta contestata (il consiglio di dipartimento si è spaccato) sono stati assunti altri quattro professori ordinari, spiegando che «tra il 2021 e il 2025 avremo cinque pensionamenti».

LA GIORNATA DI SUAREZ A PERUGIA

Il peggior ritorno di immagine della storia Comunque, è probabile che mentre si indagava su questo, ci si sia imbattuti in una vicenda quasi surreale. La Juventus chiama alla ricerca di una Università disposta a far svolgere l’esame a Suarez. Probabilmente – è l’ipotesi di chi indaga – l’Ateneo si è fatto ingolosire da un’operazione di immagine a costo zero. «Probabilmente si è fatto per per il ritorno che sarebbe derivato dall’esame sostenuto da Suarez», dice Sarri. Dunque i cinque indagati avrebbero deciso di anticipare le domande al calciatore. «Si sono accorti che Suarez a malapena comprendeva l’italiano e non lo parlava per niente – spiega il colonnello -. Quindi hanno fatto un corso ad hoc, incentrato sulle domande che gli avrebbero fatto, e gli hanno fatto imparare a memoria delle risposte in modo tale che durante l’esame riuscisse a dire qualcosa». Ma ad ascoltarli c’erano gli inquirenti che, anziché di buchi di bilancio, si sono trovati a contestare i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e il falso ideologico di pubblici ufficiali in atti pubblici nel momento in cui hanno redatto il verbale. Se l’operazione era di immagine, non c’è che dire, un ritorno c’è stato: il peggiore possibile per l’Università, la città, la regione e l’intera Italia.

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