Gli arrestati per il giro di spaccio di eroina

di Mau. Trocc.
Twitter@MauriTroccoli

La mattina dello scorso 19 aprile 2013, Luca Ciancabilla, ex tossicodipendente, appena uscito da un periodo di riabilitazione in una comunità terapeutica di Sant’Elpidio a Mare (Fermo), dopo una giornata trascorsa in famiglia durante  si allontana per qualche ora, per poi essere trovato morto nella sua stanza. E’ una delle tante tristi storie di eroina che pongono Perugia tra le città con la più alta soglia d’allarme, ma è anche l’inizio di una attività di indagine della polizia che ha intercettato per mesi gli spacciatori, facendo emergere un quadro preoccupante sul versante del consumo da parte di molti giovani perugini e su quello della vendita, con perugini nel ruolo di intermediari tra magrebini e consumatori di casa nostra.

La ricostruzione dalla morte del 42enne Il percorso investigativo intrapreso – è scritto in una nota della polizia – ha portato gli operatori della sezione ‘Antidroga’ della squadra Mobile a far luce sui possibili spacciatori ai quali il 42enne si era rivolto il giorno precedente alla sua morte, giorno nel quale, con ogni probabilità, aveva assunto la sostanza letale. La ricostruzione dei suoi contatti hanno portato alle utenze di due soggetti in particolare: B.D., perugino di 52 anni e residente a Ponte Valleceppi, e Gharbi Mehrez, tunisino, di 34 anni residente a Perugia. Da un esame più approfondito dei contatti, si è accertato che nel pomeriggio del 18 aprile, Luca Ciancabilla ha contattato B.D., suo conoscente già da tempo, per la fornitura di una dose di eroina da consumare al più presto. B.D. che, come si accerterà, faceva da “intermediario” tra i fornitori di sostanze stupefacenti e numerosi consumatori perlopiù perugini, a sua volta, contatta Gharbi Mehrez, con il quale ha una collaborazione avviata e ben consolidata, il quale lo rifornisce della dose letale.

Le indagini Attraverso questa indagine è stata accertata la sussistenza di un «vastissimo giro d’affari riferito ad altri soggetti, tutti dediti a rifornire di eroina e cocaina un cospicuo gruppo di giovani tossicodipendenti perugini e delle zone contigue», è scritto nella nota della Questura. E’ stata così monitorata, con servizi tecnici e di pedinamento e appostamento, la fiorente attività di spaccio del tunisino. Legati dalla collaborazione dell’intermediario d’affari B.D., anche una coppia di conviventi, Stiti Nabil, anch’egli tunisino 34enne tunisino del 1979 e Michela Michelucci, perugina 45enne, attivamente impegnati nella vendita di droga a clienti fidelizzati e in «virtù di una collaborazione costante e continua», recita ancora la nota della polizia. Per rendere l’idea dell’entità dell’attività, basti pensare che il tunisino, nei 45 giorni durante i quali  è stato intercettato, ha venduto circa 450 dosi di eroina e cocaina ai suoi più fidati clienti.

L’epilogo Una volta delineati ruoli e profili dei vari soggetti della rete dello spaccio, il gip di Perugia Luca Semeraro ha emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere a carico dei due tunisini e della donna perugina, mentre il pm, Gemma Miliani, ha disposto l’esecuzione di una perquisizione domiciliare a carico di B.D. La posizione processuale di Gharbi è quella più delicata, visto che è indagato, oltre che per lo spaccio di sostanze stupefacenti, per aver ceduto a Ciancabilla la dose letale, pertanto per «omicidio colposo». Gli altri arrestati e B.D., invece, sono indagati per spaccio. All’alba di oggi, sono scattate le manette per Gharbi, prelevato all’interno della sua abitazione in via Dei Lillà e accompagnato a Capanne, e per Stiti e Michelucci, già detenuti in quanto recentemente tratti in arresto, sempre per spaccio di sostanze stupefacenti. Contestualmente, è stata perquisita l’abitazione di B.D., nella quale è stato trovato un involucro contenente 5 grammi di marijuana.

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