di Daniele Bovi

C’erano ancora le lire e a Roma imperava il pentapartito del Craxi bis quando il Comune di Deruta emise un’ordinanza per sanare un importante abuso edilizio; da allora però, nulla è successo. La curiosa storia è al centro di un’ordinanza del Tar dell’Umbria che ora ha imposto al Comune tempistiche precise.

Il caso Tutto inizia nel 1986, quando l’amministrazione comunale aveva ordinato il ripristino di uno sbancamento eseguito senza autorizzazione al confine di una proprietà privata. L’ordinanza, rimasta senza esecuzione per decenni, è finita al centro di una lunga vicenda giudiziaria. L’intervento abusivo, realizzato in un’area sottoposta a vincolo idrogeologico, aveva generato una scarpata e causato, negli anni, l’instabilità del terreno sovrastante. Secondo una relazione geologica agli atti, il ripristino originario è «tecnicamente impossibile», ma è «necessaria e improcrastinabile la realizzazione di interventi di stabilizzazione della scarpata».

I ricorsi A seguito di un ricorso presentato dal proprietario del fondo confinante, il Tar dell’Umbria aveva già condannato il Comune, nel 2023, a completare il procedimento sanzionatorio previsto per legge. In particolare, era stato imposto all’amministrazione di portare a termine l’acquisizione dell’area e di predisporre gli interventi necessari per rimuovere gli effetti dell’abuso. Disposizioni confermate integralmente poco dopo anche dal Consiglio di Stato.  Ma a distanza di oltre un anno da quelle decisioni, le opere di consolidamento della scarpata non risultano ancora eseguite. Per questo il proprietario del fondo ha promosso quello che in termini tecnici si chiama giudizio di ottemperanza, con l’obiettivo di ottenere finalmente l’effettiva esecuzione della sentenza.

Le disposizioni L’amministrazione comunale ha comunicato di essere entrata in possesso dell’area nell’agosto scorso, come previsto dalla normativa vigente, e ha spiegato che l’attività sarà formalizzata con la redazione di un verbale, seguito dalla trascrizione nei registri immobiliari. Solo successivamente – ha aggiunto – saranno svolte nuove indagini tecniche per individuare gli interventi da realizzare. Il Tribunale, ritenendo insufficiente questo passo, ha ordinato che il Comune presenti entro venti giorni un programma dettagliato degli interventi da eseguire, indicando le scadenze temporali di ogni fase. Nei venti giorni successivi, l’amministrazione dovrà anche depositare una relazione sullo stato di avanzamento.

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