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L’inquinamento della Conca ternana non salva una coppia di coniugi che ha costruito, abusivamente, una piccola casa al mare per sfuggire «all’aria insalubre di Terni». Ѐ quanto stabilito dai giudici del Tar del Lazio.

Il caso La coppia ha impugnato l’ingiunzione di pagamento – si parla di circa 20 mila euro – emessa dal Comune di Tarquinia nel 2020. Multa arrivata dopo tre anni dalla mancata esecuzione di un’ordinanza di demolizione e ripristino del fabbricato costruito abusivamente dai due, in zona San Giorgio Fosso della Birba. Zona, a quanto si apprende, soggetta a vincolo paesaggistico. Marito e moglie, a loro discolpa, sosterrebbero però che si tratti di «un piccolo prefabbricato di modeste dimensioni, non ancorato al terreno e quindi caratterizzato da precarietà». Inoltre, si legge nella sentenza: «La sua posa in opera, peraltro dovuta alla necessità di godere del buon clima di Tarquinia a cagione delle condizioni di salute della ricorrente, non avrebbe necessitato, quindi, di alcun titolo edilizio». La coppia dunque insiste che la costruzione della struttura sia «avvenuta senza dolo e in costanza di necessità», dovuta all’«esigenza di sottrarsi all’aria insalubre della loro città di residenza». Nulla da fare però. Il Tar ha respinto il ricorso, dichiarandolo in parte inammissibile e in parte infondato.

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