In primo piano il dg dell'Asl Umbria 1, Giuseppe Legato (foto archivio Troccoli)

«La Asl Umbria 1 è parte offesa e si riserva azioni legali verso il fornitore, tutta la documentazione relativa è stata comunque già consegnata ai Nas e anche alla Regione, mentre invitiamo i cittadini che si trovano di fronte ad anomalie a segnalarcele tempestivamente, perché le Asl non sono zone franche».

«Le Asl non sono zone franche» Così il direttore generale dell’Asl Umbria 1 Giuseppe Legato, all’indomani del servizio della trasmissione Le Iene che ha raccontato il clamoroso caso dei costi praticati su un plantare per bambini venduto da una sanitaria di Perugia a 69 euro a un privato e a 172 euro all’Asl 1, ovvero più del doppio. Il dg ha, prima, tracciato il perimetro normativo della vicenda, ricordando come dal 1999 il ministero della Sanità non ha più proceduto all’aggiornamento del nomenclatore tariffario: «Affinché i cittadini non siano indotti a credere che le Asl siano zone franche dove non si effettuano controlli, è utile precisare che le verifiche che possiamo effettuare sono indirizzate esclusivamente alla congruità del presidio rispetto a quanto prescritto dai medici e alla rispondenza del prezzo così come riportato dal nomenclatore».

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«Invitiamo cittadini a segnalare casi anomali» Dopodiché  il dg Legato è entrato nel merito della vicenda: «Il fatto che un cittadino abbia acquistato dei plantari presso una sanitaria e che questa, così come dichiarato, abbia autonomamente deciso di praticargli un prezzo più basso per fidelizzarlo come cliente (ma a noi sembra per atteggiamento opportunistico), non è da noi controllabile. Infatti, non possiamo sapere che cosa fa un cittadino e un commerciante in una transazione commerciale privata e d’altronde questo è il primo caso che ci viene segnalato, pertanto invitiamo i cittadini che si sono trovati o che dovessero trovarsi in circostanze analoghe a comunicarcelo tempestivamente».

«Lo sconto del 20% è l’unica arma nelle mani delle Asl» Così come lo scorso settembre aveva fatto il papà del bimbo che necessitava del plantare e che si è poi rivolto a Le Iene: «Anche l’Asl – ribadisce il dg – ha approfondito l’accaduto, avviando subito una procedura di verifica con l’ufficio assistenza protesica che ha chiesto chiarimenti alla ditta fornitrice e accertato la differenza di prezzo». A questo punto Legato conferma quanto riportato dalla trasmissione vale a dire la richiesta e l’ottenimento di uno sconto del 20% sulla fattura emessa dalla sanitaria protagonista della vicenda: «Ad oggi è l’unica strada percorribile e consentita dal nomenclatore ed è quello che abbiamo fatto, come conferma la regolare nota di credito a favore dell’Asl 1».

Asl parte offesa, caso sotto lente Nas In sostanza il messaggio del dg Legato è chiaro, tutto quello si poteva fare è stato fatto, compreso consegnare alle autorità competenti la documentazione del caso. «In questa vicenda l’Asl – mette in chiaro – è parte offesa e la direzione si riserva ogni ulteriore azione nei confronti della ditta fornitrice, compresa la segnalazione alla Regione per gli opportuni provvedimenti di tutela rispetto al danno arrecato al sistema sanitario regionale dall’atteggiamento opportunistico emerso in questa circostanza da parte di un’azienda che, inserita nell’elenco delle ditte autorizzate a fornire presidi sanitari, ha fatto venir meno il necessario rapporto di fiducia tra la ditta e il servizio sanitario regionale. Tutta la documentazione della vicenda è già stata fornita ai Nas di Perugia».

Zaffini (Fd’I) chiede audizione di Marini in commissione Il capogruppo di Fratelli d’Italia Franco Zaffini, chiede l’audizione urgente in commissione sanità della presidente Catiuscia Marini per fare chiarezza sui costi sostenuti dalla Regione per l’acquisto delle protesi sanitarie. Per Zaffini «la toppa che ha cercato di cucire una la Asl Umbria 1 si è rivelata peggiore del buco. Infatti – evidenzia Zaffini – l’origine di questa anomalia viene fatta risalire a ‘nomenclatori tariffari ministeriali’ risalenti al 1999, che imporrebbero dei costi alti e superiori a quelli praticati ai privati. Salvo poi scaricare la responsabilità dell’accaduto sul fornitore. Appare invece evidente che è la Regione, con le sue strutture, a dover vigilare sulla congruità e sulla correttezza della spesa farmaceutica: va infatti ricordato che in fase di trattative per l’assegnazione dei fondi regionali relativi al Patto per la salute, l’Umbria ha visto certificare a livello nazionale lo sbilancio di oltre 26 milioni di euro del tetto fissato per la spesa farmaceutica regionale. Un dato da me denunciato già con una atto formale nel 2012 e che negli ultimi due anni con ogni probabilità si è aggravato e non attenuato». Zaffini conclude auspicando che «la vicenda dei plantari, pur nel suo limitato impatto sulle casse regionali, possa essere l’occasione di rivedere il sistema dei rimborsi dei presidi-ausili sanitari, accendendo una faro sul capitolo ben più rilevante e spinoso delle protesi, da cui la Regione potrebbe trarre rilevanti spunti di razionalizzazione e risparmio, oltreché fare luce su eventuali comportamenti ai limiti della legalità».

Dottorini (Idv) annuncia interrogazione urgente Sullo scandalo del plantare pagato più del doppio, il consigliere regionale Oliviero Dottorini (eletto nelle fila dell’Idv), ha annunciato un’interrogazione urgente alla Giunta regionale: «Occorre che l’assessorato alla sanità avvii un’indagine interna, perché questa notizia mette a nudo quella che appare come la punta di un grande iceberg fatto di sprechi e malagestione di cui, a quanto pare, deve rispondere soprattutto il governo nazionale, ma che interpella anche il Servizio sanitario regionale. Risulta paradossale – continua Dottorini – che possa esistere una doppia tariffazione su prodotti identici e che nessuno fino ad oggi si sia reso conto di questa situazione. Se solo provassimo ad immaginare cosa potrebbe essersi verificato in casi analoghi o per altri materiali sanitari, ci troveremmo di fronte a uno sperpero di risorse di dimensioni eclatanti. Ovviamente noi non siamo nelle condizioni di poter affermare nulla in proposito, ma chiediamo alla Giunta regionale di dirci se è a conoscenza di altre situazioni simili o se può escludere che casi come quello denunciato si verifichino anche per altre categorie di forniture sanitarie. Inoltre è opportuno conoscere se e da quanto tempo si protraggono queste circostanze. È necessario insomma fare al più presto chiarezza e soprattutto chiedere al Governo nazionale di rivedere il cosiddetto nomenclatore tariffario, dotando anche le Regioni di un potere di controllo che, a quanto pare, a tutt’oggi non hanno. Tutte le belle parole sulla spending review, sui costi standard, sugli sprechi nella pubblica amministrazione si infrangono su casi come questo, dove a pagare è sempre Pantalone e dove su una semplice coppia di plantari ortopedici esiste un margine di possibili risparmi incredibilmente elevato e incomprensibilmente ignorato»

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