di Enzo Beretta
Alfredo Cospito e Michele Fabiani, indagati nell’ambito dell’inchiesta Sibilla dei carabinieri del Ros, rispettivamente in carcere e agli arresti domiciliari, nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Valerio D’Andria si sono entrambi avvalsi della facoltà di non rispondere. Gli anarchici sono accusati di istigazione a delinquere attraverso articoli divulgati sul giornale aperiodico Vetriolo. Cospito è stato interrogato in videoconferenza dal carcere dove è detenuto, Fabiani ha raggiunto il tribunale di via XIV Settembre a Perugia ma ha comunque fatto scena muta con il magistratoche ha emesso le misure cautelari. Il cvonfronto, dunque, è durato solo pochi minuti.
L’attesa I legali di Fabiani hanno chiesto la sostituzione della misura cautelare per il loro assistito, quando si sarà espresso il pubblico ministero Manuela Comodi il gip valuterà cosa fare. È ancora presto ma le possibilità che vengano rimesse in libertà sembrano, al momento, piuttosto scarse.
L’ordinanza Si legge nell’ordinanza: «Fabiani è senza dubbio il principale animatore della rivista, a lui si deve l’idea di dar vita alla pubblicazione ed è lui che si occupa di convocare gli altri redattori quando è necessario, mantenere i rapporti con Cospito per ricevere i suoi scritti e mandare in stampa l’opuscolo. Ha dimostrato una propensione all’azione non solo dichiarata ma anche fattiva, e proprio tenendo conto di questa operatività nell’ambito del gruppo e della sua personalità negativa appare altamente probabile che se non sottoposto a misure cautelari di tipo detentivo possa realizzare altri gravi delitti con l’uso della violenza, quali in particolare danneggiamento o incendio aggravati dalla finalità terroristica».
Il commento dell’avvocato di Fabiani «L’ordinanza- commenta l’avvocato Carmelo Parente, uno dei difensori di Fabiani – è basata su un reato di opinione e riteniamo che lasci profondamente riflettere l’applicazione di una misura cautelare che porta con sé limitazione della libertà personale. Il fascicolo di indagine è del 2018 – va avanti Parente – e procedere con gli arresti domiciliari a distanza di oltre tre anni solleva perplessità anche su esigenze cautelari».
