Il palazzo della Provincia

La Procura di Perugia ha chiesto e ottenuto gli arresti domiciliari per un funzionario della Provincia di Perugia, che sarebbe in pensione da pochi mesi, un altro del Consorzio di Bonifica Val di Chiana romana e Val di Peglia (Siena) e un imprenditore residente a Chiusi (Siena) titolare di un’azienda con sede a Città della Pieve. Nell’inchiesta che ipotizza a vario titolo i reati di corruzione, falso ideologico indotto e turbata libertà degli incanti sono scattate altre due misure, però più lievi: in particolare un geometra di Ficulle (Terni) è stato raggiunto dalla misura dell’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, mentre per il titolare di un’impresa con sede a Perugia è scattato il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione. Gli indagati, così come previsto dalla legge Nordio, sono stati sottoposti dal gip di Perugia all’interrogatorio preventivo all’esito del quale ha ravvisato il concreto il pericolo di reiterazione del reato e ha quindi disposto l’adozione delle misure, condividendo evidentemente la ricostruzione della vicenda prospettata dall’ufficio.

Nel mirino sono finite le procedure per i lavori per la strada provinciale 300/1 di Porto da 14 mila euro e quelle da 100 mila euro per i lavori sulle strada provinciale 308/3 di Città della Pieve, sulla strada provinciale 318/4 di Pila e strada provinciale 344/1 di Castel del Piano, quest’ultima assegnata all’imprenditore residente a Chiudi ma titolare di un’impresa di Città della Pieve. Al centro delle indagini anche una gara pubblica da 963.800 euro per la ricostruzione spondale del fiume Chiani a Monteleone di Orvieto indetta dal Consorzio Bonifica Val di Chiana Romana e Val di Paglia. 

In base a quanto riferito dal procuratore capo Raffaele Cantone a far scattare l’indagine, che si è avvalsa di intercettazioni telefoniche e telematiche, è stata la denuncia di un professionista al quale sarebbe stata chiesta, da parte di un “intermediario”, una somma di denaro in cambio dell’affidamento di un lavoro di progettazione pubblicato dalla Provincia di Perugia. Da qui le indagini delegate al Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Perugia, da cui sarebbe emerso uno «stratificato sistema di accordi e favori tra imprenditori e pubblici ufficiale del territorio perugino sulle procedure di affidamento dei lavori per la realizzazione di opere pubbliche». In questo senso, per gli inquirenti ci sarebbero stati accordi che avrebbero consentito di aggirare la legge in materia di appalti, determinando illegittime aggiudicazioni di lavori pubblici.

Il presidente Massimiliano Presciutti contattato telefonicamente ha commentato: «E’ una notizia che ci colpisce. Siamo molto fiduciosi nel lavoro che faranno gli inquirenti, ribadiamo il massimo rispetto per il lavoro di indagine che sta svolgendo la Guardia di Finanza. Siamo sicuri che verrà fatta chiarezza in ogni aspetto di questa vicenda».

Su alcuni appalti della Provincia di Perugia, gli investigatori della Guardia di Finanza ritengono di aver scoperto un accordo illecito tra l’imprenditore di Chiusi titolare di una ditta di Città della Pieve e il funzionario della Provincia. Il dipendente pubblico ormai in pensione è accusato di aver preso accordi verbali per l’individuazione dell’aggiudicatario dei lavori prima dell’indizione delle procedure, tanto che ci sarebbero dialoghi in cui si danno per scontate le assegnazioni dei lavori. Non solo. L’imprenditore di Citta della Pieve e un professionista suo collaboratore avrebbero perfino quantificato il costo delle opere, competenza che è naturalmente dell’ente che indice la gara, quindi la Provincia di Perugia.

In questo quadro, i finanzieri avrebbero accertato la presenza di dipendenti dell’imprenditore di Città della Pieve nel cantiere della strada provinciale 300/1 di Porto, che in realtà era formalmente stata affidata ad altra impresa, il cui titolare avrebbe svolto di fatto le funzioni di prestanome. Da approfondimenti investigativi sarebbe anche stata documentata la modalità di trasferimento di denaro tra le due imprese, cioè attraverso fatture per il noleggio di mezzi che però per la Procura non è mai avvenuto.

In un caso, poi, una cimice della Procura ha anche permesso di disporre di un video in cui si vede il titolare dell’impresa con sede a Perugia, ora destinatario della misura interdittiva alla contrattazione con la pubblica amministrazione, mettere una busta sul tavolo del funzionario della Provincia di Perugia, che quel giorno si trovava negli uffici di Magione dell’ente, dicendo: «Questo è bono». Il dipendente pubblico ora ai domiciliari l’ha subito intascata e il giorno seguente, quando è scattata la perquisizione, insieme alla notifica dell’interrogatorio preventivo, il funzionario ha mostrato il contenuto della summenzionata busta, ovvero buoni carburante per 400 euro, che sono stati sequestrati.

Per quanto riguarda la gara del Consorzio sul fiume Chiana, la Procura di Perugia ritiene che il funzionario di quell’ente, ora gli arresti domiciliari, avrebbe rilevato anticipatamente all’imprenditore di Chiusi titolare di un’azienda di Città della Pieve informazioni riservate, ovvero il giorno e l’ora della pubblicazione della gara, che sarebbero state determinanti per l’aggiudicazione, perché il bando prevedeva che l’affidatario dei lavori venisse individuato in base all’offerta più vantaggiosa presentata da uno dei primi 10 soggetti che avessero manifestato in via telematica il proprio interesse allo svolgimento dei lavori.

L’imprenditore, appresa dell’ora e del giorno di pubblicazione, col coinvolgimento di un professionista suo collaboratore, avrebbe condiviso l’informazione con altri sette imprenditori, concordando, è la ricostruzione della Procura di Perugia, i tempi di presentazione delle offerte e l’ammontare dei rispettivi ribassi. All’esito della gara, i lavori sono stati affidati ad uno degli imprenditori del presunto “cartello”, il quale con un sub appalto li ha poi affidati all’imprenditore di Città della Pieve, quello cioè che aveva avuto l’informazione considerata determinante dell’ora e del giorno di pubblicazione della gara.

In questo quadro, la Procura ritiene che «la scelta del contraente sarebbe stata determinata grazie alle intese tra gli imprenditori e in maniera del tutto confliggente con la regolarità della procedura e le finalità dell’interesse pubblico sottese alla stessa». E per il gip, che ha firmato le cinque misure, tra cui i tre arresti domiciliari, non solo «non vi è dubbio che vi sia stata la collusione volta al turbamento della gara», ma «le modalità e le circostanze dei fatti reato» sono tali da far ravvisare al giudice «una spiccata pericolosità sociale degli indagati certamente tale da rendere assai probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi».

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