mercoledì 5 agosto - Aggiornato alle 01:23

Corruzione, l’avvocatessa al fidanzato giudice: «Sei stato bravino, c’hai avuto la tua influenza»

Nomina di Bertoldi come delegato alle vendite immobiliari e il presunto «accordo di spartizione dei profitti» per gli incarichi: «Fino alla morte, quando me pagano è a metà»

di Chiara Fabrizi e Ivano Porfiri

«Sei stato bravino…» e poi «… vuol dire che c’hai avuto la tua influenza». Così l’avvocato Nicoletta Pompei, 36 anni, parla al giudice del tribunale di Spoleto Tommaso Sdogati, 35 anni, a cui è legata sentimentalmente, dopo che il socio di studio, l’avvocato Mauro Bertoldi, 40 anni, è stato nominato come delegato alla vendita di un immobile. I due professionisti sono stati entrambi arrestati e ristretti ai domiciliari con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze che, con la stessa ipotesi, ha indagato anche il giudice Sdogati, su cui pende la richiesta del procuratore aggiunto Luca Tescaroli, lo stesso di Mafia capitale, per l’applicazione della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio.

«Quando me pagano è a metà» L’iscrizione e la nomina di Bertoldi come delegato alle vendite immobiliari, «pur non avendo i requisiti», è arrivata il 9 ottobre ed è stata salutata con entusiasmo dallo stesso legale intercettato mentre parla con la collega Pompei: «Vedi che possiamo arrivare dappertutto se ci mettiamo…». Tra i due secondo il gip di Firenze, Angelo Antonio Pezzuti, che ha autorizzato gli arresti esisterebbe un «accordo di spartizione del compenso» derivante dall’incarico per Bertoldi del tribunale di Spoleto. Al telefono il socio quarantanovenne dice alla Pompei che «… alla fine è sempre a metà è… quello è l’accordo»; «… fino alla morte anche se non viene più in ufficio…»; e «per dirti anche se non vieni più, quando me pagano è a metà…». Del presunto accordo Bertoldi parla anche con la Olariu Vulpe, arrestata nell’ambito del secondo filone d’indagine per sfruttamento della prostituzione, costato i domiciliari anche Bertoldi. I due sono intercettati quando il professionista spiega alla cittadina rumena che «… ma a me la parte del delegato di vendita mi tocca dargliela eh… c’è un patto tra di noi».

Gip: «Sdogati è perfettamente cosciente» Secondo il gip di Firenze, quindi, «Sdogati ha agito al fine di fare ottenere alla compagna Pompei la metà dei proventi conseguenti dagli incarichi di vendita che avrebbe ricevuto Bertoldi». Nell’ordinanza di 65 pagine, il gip del tribunale di Firenze, competente su fascicoli che riguardano magistrati, scrive che «Sdogati è perfettamente cosciente dei vantaggi economici di cui beneficerebbe la compagna nel caso in cui Bertoldi ricevesse gli incarichi». Nelle carte anche l’intercettazione del 16 aprile scorso in cui Pompei ricorda al giudice Sdogati, «stufo» delle pressioni della fidanzata, che le iscrizioni di Bertoldi nelle liste dei delegati alle vendite «risponde anche al loro comune interesse» dicendo che «… ma lo sai che serve anche per noi… cioè sempre una cosa in più…». Cinque mesi dopo Pompei parla ancora con Sdogati, spiegandogli la situazione dello studio legale in cui lavora per indurlo, è l’accusa, a spingere per l’assegnazione dell’incarico a Bertoldi: «… anche perché tu devi capire che noi adesso stiamo cercando di cambiare un po’ tante cose… tocca fare proprio un cambiamento… allora questa cosa… farebbe parte…», con Sdogati la rassicura dicendo «lo so, lo so… che glielo devo dire».

@chilodice

 

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