di Enzo Beretta
La Procura della Repubblica di Perugia ha chiesto di condannare a sette anni e tre mesi di reclusione l’ex carabiniere Orazio Gisabella, 61enne di Caltanissetta, finito sotto processo per concorso in corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio insieme agli armatori messinesi Sergio La Cava e Vincenzo Franza. Al termine di una requisitoria durata circa 5 ore i pubblici ministeri hanno chiesto, quattro anni di pena per La Cava e l’assoluzione per Franza (art. 530 comma 2). Chiesta la trasmissione degli atti in Procura per due testimoni. I pm, che hanno chiesto al tribunale di non concedere le attenuanti generiche per Gisabella, hanno stigmatizzato il comportamento processuale del 61enne.
L’indagine, nata a Palermo e trasferita a Perugia per competenza territoriale, riguarda fatti che si collocano tra il 2016 e il 2017 quando Gisabella era in servizio come luogotenente dell’Arma, dapprima alla Sezione anticrimine del Ros e successivamente al Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Perugia. Tra i 22 capi di accusa contenuti nel decreto che dispone il giudizio si leggono altri reati contestati a Gisabella: accesso abusivo a sistema informatico, truffa, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio e falso (gli viene contestato di aver formato «fogli di viaggio» e «memoriali di servizio» poiché avrebbe attestato «falsamente» la propria presenza in servizio e in missioni istituzionali). Risultando prescritti, però, molti di essi, i pm Laura Reale e Mario Formisano hanno chiesto la condanna per le contestazioni di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico.
Nel corso della requisitoria al collegio – presidente Carla Giangamboni, a latere Edoardo Esposito e Carlo Sconocchia – sono state fatte ascoltare alcune telefonate intercettate. «Per aggirare il colonnello Arcidiacono dell’Arma e far arrivare la notizia alla Procura di Palermo – ha spiegato il pm Reale – Gisabella è passato attraverso la Procura di Perugia».
Nel primo capo di imputazione, quello riguardante l’accusa in concorso di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, si legge che Gisabella ha «concordato e accettato che La Cava, presidente della società ‘Navigazione Generale Italiana Spa’, collegata al gruppo imprenditoriale facente capo all’armatore Franza e comunque vicino a quest’ultimo in nome di stretti rapporti personali, promuovesse e agevolasse l’assunzione della figlia di Gisabella con contratto a tempo indeterminato e inquadramento al 4° livello presso la ‘Caronte & Tourist Isole Minori Spa’, di cui Franza è legale rappresentante, quale corrispettivo per aver eseguito condotte costituenti atti contrari ai suoi doveri d’ufficio in quanto strumentali agli interessi di La Cava e Franza diretti a osteggiare e recare pregiudizio alla società di navigazione marittima ‘Ustica Lines Spa’ (poi ribattezzata ‘Liberty Lines Spa’) e ai componenti della famiglia Morace proprietaria di essa».
Tre gli aspetti sui quali si è concentrata la prima parte della requisitoria, rintracciabili nel capo di imputazione relativo alla presunta corruzione: aver «fatto proprio il contenuto di un esposto circostanziato, a lui fornito da La Cava, riportandone, come riconducibile a fonte confidenziale, il contenuto in forma di relazione a sua firma e adoperandosi affinché detta relazione giungesse alla Procura di Palermo al preciso scopo di determinare l’avvio di un’indagine nei riguardi dei Morace e della loro impresa di navigazione». Quindi «segnalando al sottosegretario al Ministero dell’Interno, Gianpiero Bocci, le vicissitudini giudiziarie dell’imprenditore Andrea Bulgarella con interessi nel settore dei trasporti marittimi del quale Franza e La Cava miravano a neutralizzare eventuali espansioni nel settore anche attraverso l’impiego di prestanomi, invitando l’esponente politico ad aggiornare il Prefetto di Trapani di tale novità per l’adozione di eventuali provvedimenti». E «contemporaneamente attivandosi» con il cronista di un giornale nazionale «al fine di innescare una campagna di stampa dai contenuti denigratori in pregiudizio di Bulgarella, della società di navigazione ‘Ustica Lines Spa’ e dei componenti della famiglia Morace proprietaria di essa». «A tale scopo – proseguono i pm – in violazione delle regole concernenti la segretezza degli atti di indagine, inviava l’annotazione al giornalista».
Quattro le contestazioni di accessi abusivi contestate all’ex carabiniere tra il 1° e il 29 agosto del 2016 «al fine di attingere informazioni estranee a finalità istituzionali e tendenti, invece, a soddisfare esigenze conoscitive di soggetti privati estranei all’Arma». Stando alle indagini si è «abusivamente introdotto nella banca dati Sdi (Sistema di indagine) del Centro elaborazione dati» oppure nel «portale banca dati del gestore di telefonia Wind Tre Spa», entrambe «di pertinenza e in uso alle Forze di Polizia», «operando per il tramite di colleghi carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio che, erroneamente, confidando nella buona fede del richiedente indagato, materialmente accedevano». Un’ulteriore contestazione riguarda una richiesta di accesso allo Sdi a un maggiore dell’Arma del Nucleo Tpc, risalente al 9 maggio 2017.
Gli indagati sono difesi da Nicola Di Mario (Gisabella), David Brunelli e Alberto Gullino (Franza), Emilio Fragale e Stefano Bagianti (La Cava). Per la parte civile Morace ci sono gli avvocati Lorenzo Contrada e Cristiano Savatteri. Quest’ultimo nel corso della sua arringa ha detto che «l’obiettivo di Gisabella e La Cava era danneggiare i Morace». Si torna in aula il 24 febbraio per le arringhe, quindi repliche e sentenza.
