di Chiara Fabrizi
Avrebbero corrotto l’ex dirigente sanitario del carcere di Maiano, il dottor Giuseppe Fiorani, per ottenere certificati falsi. Documenti medici studiati a tavolino per permettere a camorristi ed esponenti della ‘ndrangheta detenuti a Spoleto di godere di permessi speciali o anche di una riduzione della pena. Sono 15 gli affiliati delle due organizzazioni criminali imputati al maxi processo apertosi giovedì mattina al tribunale di Spoleto e rinviato al 22 marzo.
I favori del dottor Fiorani Il dirigente medico del penitenziario spoletino, condannato con rito abbreviato a tre anni e dieci mesi di reclusione per corruzione continuata, avrebbe firmato una serie di certificati medici falsi con i quali sosteneva l’affezione di alcuni detenuti a patologie particolari e non compatibili con lo stato detentivo. Prestazione professionali che Fiorani eseguiva solo dietro pagamento di parcelle da 15 o 20 mila euro, ma anche in cambio di oggetti di valore come testimonia il caso del Rolex d’oro rinvenuto in casa del medico.
«Sistema criminoso ben collaudato» I fatti risalgono al 2008 e a buona parte del 2009. Sedici mesi di indagini che grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali hanno permesso agli inquirenti di dettagliare quello che all’epoca degli arresti, luglio 2009, venne definito come un «sistema criminoso, con meccanismi abituali e collaudati». E soprattutto di impedire che la macchina messa in piedi dai detenuti e dal dottor Fiorani ottenesse i permessi e le riduzioni sperate. La tempestività dell’operazione permise di evitare che «personaggi di spicco delle cosche della ‘ndrangheta e della camorra» detenuti in regime di alta sicurezza potessero godere dei benefici attesi.
Si torna in aula il 22 marzo Sotto accusa ci sono sette detenuti e otto familiari. Si tratta di Salvatore e Antonio Paviglianiti, Giuseppe Crea, Mauro Leazza, Annunciata Sterpino, Francesco Sorrentino, Vittorio Mango, Mario Santoro, Lucia Della Martora, Giovanni Maurielle, Alfonso e Salvatore Germoglio, Gianluca Guglielmino, Domenico Strangio e Lidia Zuccarello. Il maxi processo si è aperto giovedì mattina davanti al collegio giudicante del tribunale di Spoleto, presieduto da Emilia Bellina.
Già condannati con rito abbreviato Il 30 novembre del 2010, oltre a Giuseppe Fiorani, vennero condannati Giuseppe Strangio (3 anni), Alessandro Strano e Michele Piarulli (2 anni), Giovanni Sorrentino (1 anno e 4 mesi), Francesco Mannarà (1 anno e 6 mesi) e Cosimo Commisso (8 mesi). Assolta per non aver commesso il fatto Angela La Rosa, moglie di Strano.

