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sabato 26 novembre - Aggiornato alle 10:19

Conti correnti svuotati in tutta Italia: la Procura di Perugia indaga 31 persone

Per avere prestiti si fingevano bidelli, postine e impiegati del Ministero. Frodi informatiche e documenti falsi per comprare Mercedes

(foto archivio U24)

di Enzo Beretta 

Ci sono 31 persone indagate nell’inchiesta della Procura di Perugia che nelle ultime ore ha smantellato un gruppo impegnato nelle frodi informatiche, un giro di affari capace di fruttare qualcosa come 230 mila euro in un solo mese attraverso indebiti prelievi, ricchi finanziamenti e bonifici all’insaputa di vittime ignare che si ritrovavano con i conti correnti svuotati in tutta Italia. A venti indagati il pubblico ministero Manuela Comodi contesta il reato di associazione per delinquere.

Gli atti giudiziari Si legge nelle carte giudiziarie: «Si associavano tra loro al fine di commettere un numero indeterminato di delitti di accesso abusivo a sistema informatico, frode informatica, indebito utilizzo di carte di credito e di pagamento, truffa, sostituzione di persona, falsificazione e possesso di documenti di identità validi per l’espatrio, documentazione reddituale ed altro, predisponendo una stabile organizzazione caratterizzata da una struttura logistico-operativa idonea ad agire su tutto il territorio nazionale, dotata di molteplici utenze ed apparati telefonici e informatici, nonché di know-how informatico e di numerosi gregari di volta in volta reclutati con il ruolo del classico ‘money-mule’, il tutto necessario per procedere all’incasso e ripartizione dei proventi economici derivanti dalle frodi informatiche perpetrate, prevalentemente, attraverso le tecniche di social engineering dello ’smishing’ (una forma di phishing che utilizza i telefoni cellulari come piattaforma di attacco per richiedere dati personali, ndr) e dello ‘vishing’ (una forma di truffa simile al phishing per carpire, con l’inganno, informazioni private, ndr), dall’indebito utilizzo di carte di credito e di pagamento, nonché dalla perpetrazione delle truffe ‘finanziarie’ finalizzate a ottenere, attraverso la presentazione di falsa documentazione (di identità reddituale), di prestiti e finanziamenti per l’acquisto di autovetture».

I provvedimenti cautelari Il giudice per le indagini preliminari Valerio D’Andria ha disposto il carcere per quattro persone, gli arresti domiciliari per altri tre indagati, altri quattro ancora hanno l’obbligo di presentazione in caserma. I reati contestati a vario titolo vanno, come detto, dall’associazione per delinquere alla frode informatica, passando anche attraverso il possesso e la fabbricazione di documenti falsi, la sostituzione di persona, la truffa e il falso ideologico.

La Mercedes e il bidello In una circostanza, per ottenere un finanziamento di 46 mila euro presso una concessionaria Mercedes per acquistare una A220D, è stata consegnata una carta d’identità falsa (con la foto sostituita) di un poveretto che quando si è accorto ha denunciato il fatto a Rimini. Per ottenere prestiti da banche e finanziarie tra Perugia, Napoli e Brescia, invece, altri indagati hanno «precostituito falsi documenti» in cui si poteva leggere che il richiedente era un «collaboratore scolastico con contratto a tempo indeterminato» oppure un «dipendente del Ministero della Difesa» o, in un altro caso ancora, un’«impiegata delle Poste». Altri indagati attraverso sms mendaci riuscivano a farsi consegnare le credenziali dell’home banking utili a disporre bonifici anche da 29 mila euro, oppure altri pagamenti, oppure ricaricavano le Poste Pay o il cellulare: ricariche fino a 991 euro.

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