di Enzo Beretta

«Raccoglievano, trasportavano e gestivano abusivamente 1.668 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da terre e rocce da scavo provenienti dalle operazioni dei lavori di ampliamento e bonifica delle aree di servizio» Lucignano est e ovest lungo l’Autosole. Secondo il pubblico ministero Valentina Manuali l’«ingiusto profitto» ottenuto dalle otto persone indagate dalla Procura di Perugia nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti è stato realizzato «mediante condotte criminose finalizzate a sottrarre i rifiuti alle regolari procedure gestionali». Infatti – è emerso – quella montagna di rifiuti è stata depositata nel 2015 in un terreno a Pozzuolo «di circa un ettaro» di proprietà della ditta che stava effettuando lavori per la società committente Autostrade II per l’Italia. Un sito – è spiegato nelle carte dell’accusa – «sprovvisto di qualsiasi autorizzazione in materia di gestione rifiuti».

Otto indagati Nell’indagine – è stato riferito dagli investigatori – risultano indagati a vario titolo otto soggetti per traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata e frode in pubblica fornitura. Si tratta di rappresentanti legali e dipendenti di tre società di Perugia e una di Siena. Dagli accertamenti – riferiscono gli stessi militari – e’ emerso che le prime due imprese coinvolte nell’inchiesta, risultate appaltatrici dei lavori di raccolta, trasporto e recupero delle terre e rocce da scavo, non avessero conferito le oltre 1.600 tonnellate di rifiuti all’impianto di trattamento contrattualmente previsto, smaltendoli invece direttamente presso l’area sequestrata. L’«ingiusto profitto» – ne è convinta la Procura – deriva perciò «dall’abbattimento dei costi di gestione, qualora sostenuti, se rispettate le regolari procedure gestionali».

Il contratto L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia ha acceso i riflettori sul contratto che prevedeva l’incarico per una società di preoccuparsi del trasporto e dello smaltimento di 22.502 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi provenienti dai lavori di ampliamento e bonifica delle aree di servizio. I carabinieri del Noe, però, nei giorni scorsi hanno messo i sigilli alla «discarica di rifiuti speciali non pericolosi».

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