giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 15:16

Concorsopoli: «Bocci dice che altri indagati millantavano il suo nome? Non si capisce perché»

Il gip: ‘Destini dei dirigenti ospedali legati a doppio filo con quelli del politico’

Gianpiero Bocci con i suoi avvocati © Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

Gianpiero Bocci «non è riuscito a darsi e a dare una spiegazione sul perché Emilio Duca e Maurizio Valorosi avrebbero dovuto mentire quando riferivano di un suo interesse per i concorsi e neppure sul perché gli indagati avrebbe dovuto dire il falso durante le conversazioni in cui fanno chiari riferimenti al ruolo di procacciatore di informazioni assunto dal politico in merito alle condotte volte a ostacolare le indagini in corso». Lo scrive il giudice di Perugia, Valerio D’Andria, nel provvedimento mediante il quale è stata rigettata la richiesta di revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari per l’ex segretario del Pd indagato per rivelazione di notizie e abuso d’ufficio nella maxi-inchiesta Concorsopoli.

L’INTERROGATORIO DI BOCCI: ‘MAI PASSATO LE TRACCE A NESSUNO’

«Millanteria? Incomprensibile» Secondo il magistrato «una millanteria da parte di Valorosi, Duca e Moreno Conti risulta incomprensibile tenuto conto dello strettissimo rapporto tra Valorosi e Bocci. Il primo si premura di svolgere per suo conto campagna elettorale in occasione delle elezioni politiche distribuendo i ‘santini’ all’interno del suo ufficio». Nel provvedimento, di cinque pagine, ci finisce anche il colloquio intercettato tra Valorosi e un neo assunto dell’ospedale: «Muòvete perché qui sennò ci mandano a casa tutti». «Conversazioni di questo tenore – spiega il magistrato – denunciano emblematicamente i rapporti strettissimi tra Valorosi e Bocci e soprattutto la dipendenza del destino dei dirigenti e dei dipendenti pubblici dal destino del politico di riferimento». «E’ chiarissimo – si legge – come il loro destino sia legato a doppio filo con quello di Bocci» Insomma, «l’ipotesi della millanteria resta del tutto inconsistente».

CONCORSOPOLI, RIESAME: C’E’ ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE

Pm potrebbero chiedere di allungare gli arresti domiciliari per Bocci Il punto nodale riguarda, però, il pericolo di inquinamento probatorio: «Bocci ha dimostrato di avere la capacità di condizionare gli esiti dell’attività di indagine. Potrebbe concretamente esercitare le sue influenze non solo, come già fatto, per ottenere notizie riservate sulle indagini ma anche per impedire l’acquisizione di ulteriori elementi in ambito ospedaliero dove si sono svolti i fatti e dove il pm ha ancora in corso accertamenti». Secondo il gip «le attività di indagine rischiano di essere seriamente compromesse dall’efficace intervento dell’indagato». Anche per questa ragione in Procura, considerato che i termini di custodia cautelare fissati dal gip nell’ordinanza scadranno il 12 giugno, stanno valutando se avanzare una richiesta di proroga: al massimo, quella prevista per questo tipo di reati, può durare sei mesi.

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