di Maurizio Troccoli
Non li vedremo più i cardinali in processione dopo l’extra omnes di ieri. Non li vedremo fino a quando avremo un nuovo Papa. Nè li sentiremo parlare. Non resta quindi che lasciarsi aiutare da quanto trapelato fino a ieri, martedì e dai segnali che il conclave ha affidato alla suggestione e all’immaginazione.
Come quelli di un papa in vita che dalla televisione starà seguendo, come qualsiasi umano mortale, le immagini della cappella Sistina, il suono della litania dei santi, la processione dei porporati. Oppure starà leggendo il borsino appuntato dai vaticanisti e dai giornalisti giunti a San Pietro, le quotazioni, il toto nomine, le critiche, le considerazioni dei cardinali durante il periodo della sede vacante. Chi se lo sarebbe aspettato un papa che può conoscere chi sia il suo successore. Ma tant’è. E questo è un altro segnale da cogliere per provare a interpretare l’orientamento dei cardinali tra Santa Marta, la sede dove alloggiano con le stanze tirate a sorte e la cappella Sistina, il luogo vero del Conclave, da dove uscirà il nome del nuovo pontefice.
Suggestioni e segnali E già quelle suggestioni, quei segnali che partono proprio da Benedetto XVI, il vecchio Papa, ritirato in segreto, come a dire che il silenzio a volte può dire molto più di una tangibile presenza. Continuità quindi nel nome di Ratzinger oppure cambiamento sia rispetto alla curia che alla figura di Benedetto? Il primo segnale che si può cogliere è l’esempio del vecchio Papa a cominciare a considerare mutevole la chiesa, la sua millenaria storia, la sua monumentale presenza. Mutevole fino al punto di scardinare integralmente l’idea di un Papa che resti tale fino alla morte. Mutevole fino al punto di scardinare uno dei più granitici dogmi. Mutevole ancora fino a fare dire a Benedetto XVI nel suo saluto ai cardinali, che la chiesa deve essere in grado di interpretare i tempi e i cambiamenti. Due segnali quindi che vanno nella direzione del cambiamento, ancorchè la stessa figura dell’ex Pontefice ne rappresenti compiutamente l’essenza. E se di continuità nel cambiamento si tratta c’è chi pensa al cardinale Shoenborn, l’arcivescovo austriaco come il principale interprete di questo messaggio. La figura che oltre a tutto questo può aggiungere quel carisma che la chiesa vuole, quel vigore anche fisico che Giovanni Paolo II ha significato nei lunghi anni di pontificato fino alla malattia, quel sorriso tanto acclamato e quella capacità comunicativa considerata più che necessaria in questa fase per la chiesa. Un altro ancora potrebbe essere il cardinale di Parigi Andrè Vingt Trois, anch’egli considerato in continuità con Benedetto XVI.
La scorsa notte Ma cosa è accaduto la scorsa notte in vaticano? Certo le schermature approntate che tengono isolati i cardinali sia all’interno della Sistina che lungo il tragitto verso la residenza Santa Marta e poi all’interno della struttura e finanche nelle loro camerette, completamente isolate fino al punto di neutralizzare qualunque tipo di apparecchiatura tecnlogica in grado di attivare una benchè minima comunicazione con l’esterno, si diceva appunto, le schermature non consentano di sbirciare alcun particolare. Anche in questo caso bisogna orientarsi con i pochi segnali di luce offerti nei giorni scorsi da chi ha raccontato i momenti principali di questa rituralità. E quindi una cena semplice al rientro dove ogni cardinale ha potuto scegliere con chi sedersi e poi i conciliaboli. Appunto la possibilità di parlarsi tra loro, vista la solennità della Sistina che non consente di più di un sussurro. E’ stato l’unico momento in cui i cardinali hanno potuto minimamente sfogare tutta la tensione accumulata, distendersi e raccontare le proprie sensazioni, i propri pronostici i segnali raccolti. E’ il momento in cui può mettersi in moto il lavoro dei pontieri, coloro che sondano le altre frange provando ad interpretarne l’orientamento o provando a condizionarlo. E’ la prima volta, che hanno avuto una base solida su cui ragionare e cominciare a fare – se è possibile chiamarle tali – le prime strategie. Fino ad oggi erano tendenze, indiscrezioni, calcoli approssimati. Questa notte sono stati numeri chiari. Numeri che avrebbero indicato innanzitutto con quante preferenze partono i favoriti, che si presumono essere Scola innanzitutto e Sherer in secondo luogo. Molto dice se Scola abbia preso intorno ai 30, ai 40 oppure addirittura i 50 voti. Molto dice ancora il distacco dal secondo. Ma molto di più diranno i cambiamenti alla seconda votazione di questa mattina. Comincia a farsi chiaro il quadro se sui favoriti si continuerà a puntare oppure c’è da cominciare a guardarsi intorno, a verificare se ci sono outsider. E’ ancora possibile cominciare a capire se ci sono frange intenzionate a fare ostruzionismo a creare blocchi di voti insuperabili, a patto che non si cambi direzioni e si punti su figure che possano andare bene ad entrambi i fronti. Mosse politiche queste per alcuni. Segnali dello spirito santo per altri che potrebbero interpretarli come un rifiuto divino a proseguire verso una certa direzione. La legenda, che in questi casi pur conta, racconta che il primo giorno è dell’uomo, il secondo è del diavolo, il terzo è del Papa. Come a dire che il primo giorno serve ai cardinali a capire quello che come tutti gli altri fino ad oggi non hanno compreso. Anche loro, come tutti, hanno potuto raccogliere, fino all’ingresso in conclave, volontà, aspettative, desideri, ma per un primo orientamento occorre la prima votazione e anche la prima fumata nera, che c’è sempre stata poichè non si ricorda una elezione al primo scrutinio. Il secondo giorno è del diavolo, perchè potrebbe essere il giorno del blocco degli ingranaggi, delle rigidità dei fronti, dell’empasse. Il giorno in cui nessuno dei due o tre favoriti agglomera a se altri voti, avanza significativamente. E quindi potrebbe essere il giorno in cui è tutto da rifare e quindi occorre aprire le porte ad outsider. Per comprenderlo i cardinali si affidano ai calcoli che la storia dei conclavi consegna loro e che tra le altre cose dicono che è meglio crescere progressivamente a ogni votazione, partendo magari da pochi voti, che partire con molte preferenze e rimanere fermo a quelle. Si saranno raccontati anche questo i porporati che sanno di non potersi promettere voti, poichè le regole del conclave dicono che queste promesse non devono essere compiute. Nè mantenute.
