di Enzo Beretta
Padre e figlio sono stati arrestati a Torgiano per coltivazione di marijuana: nel giardino dell’abitazione avevano allestito una serra con strumentazione per irrigare e riscaldare dieci piante di cannabis per un totale di quasi 150 grammi di ‘erba’. Nei guai anche un amico del figlio che in tasca nascondeva un panetto di hashish.
«Cannabis outdoor» I carabinieri sono arrivati in quella casa dove è stata rintracciata «una piantagione di cannabis outdoor». Padre e figlio, rispettivamente di 63 e 33 anni, hanno riferito di coltivare quelle piante per «uso personale». Otto, per la precisione, erano alte circa 170 centimetri (senza infiorescenze), fuori dallla serra ce n’erano altre due coltivate in un paio di vasi. Mentre i militari si trovavano ancora a Torgiano si è presentato al cancello un 21enne di Marsciano che ha spiegato di trovarsi lì per incontrare il 33enne al quale avrebbe dovuto «consegnare qualcosa non meglio precisato»: perquisito, nascondeva nei pantaloni 72 grammi di hashish e un bilancino di precisione.
Sequestri Il padre ha «spontaneamente» consegnato agli investigatori quattro grammi di hashish contenuti in una scatoletta di alluminio sopra il mobile della cucina e qualche foglia di cannabis custodita in un bicchiere di plastica dentro l’armadio in camera. A casa del figlio, invece, sono stati sequestrati 80 grammi di infiorescenze di cannabis «attaccate a un ramoscello in fase di essiccazione», un paio di barattoli di vetro con altri 33 grammi di ‘fiori’ nascosto dietro al letto, uno spinello di ‘fumo’, un paio di forbici e un coltellino «sulle cui lame sono presenti evidenti residui di hashish», un catalogo contenente «numerose tipologie di cannabis da coltivare e relative indicazioni» insieme a un bloc notes appoggiato sul tavolo della sala dove c’erano appuntate «dettagliate indicazioni per la coltivazione della cannabis».
Nella rimessa degli attrezzi In un altro locale, insieme ad altri attrezzi, le forze dell’ordine hanno rinvenuto una grow box («struttura composta da un telaio in alluminio e una copertura in materiale di plastica predisposta per la coltivazione della cannabis»), una ventola di aerazione, due lampade Philips da 400 watt, un trasformatore di corrente, una bottiglia di acido fosforico, un paio contenenti fertilizzante liquido, scatole e barattoli di fertilizzante in polvere.
«Scopi terapeutici» Secondo quanto anticipato dalla difesa la cannabis serviva a padre e figlio «per scopi terapeutici». Per ora sono tutti tornati liberi (erano detenuti agli arresti domiciliari), l’udienza davanti al giudice Marco Verola è rinviata al 9 agosto quando il pm Filomena D’Amora avanzerà le proprie richieste. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Michele Morena e Monica Margaritelli.
