di Enzo Beretta
Si avvicina una possibile svolta nel procedimento a carico del 21enne tifernate arrestato dai carabinieri di Città di Castello con l’accusa di tentato omicidio per aver colpito con più coltellate il collega di lavoro in via Franchetti lo scorso 23 luglio. La difesa del giovane, rappresentata dall’avvocato Eugenio Zaganelli, ha infatti manifestato l’intenzione di patteggiare la pena: c’è un accordo per una condanna a tre anni e due mesi. L’udienza davanti al gup Simona Di Maria, inizialmente fissata per oggi, è stata rinviata al 5 marzo.
Lite Gli accertamenti avevano evidenziato che la violenza sarebbe maturata dopo un diverbio avvenuto quella stessa mattina sul posto di lavoro, quando il collega aveva rimproverato l’indagato per il ritardo, venendo invitato a «farsi i c… suoi» perché non era il proprietario del locale.
Indagine Secondo la ricostruzione contenuta negli atti il 21enne avrebbe «compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte del collega di lavoro presso un’enoteca di Città di Castello, attingendolo ripetutamente con un coltello al fianco e alle braccia». L’aggressione era scattata intorno alle 14.15, quando l’indagato aveva raggiunto la vittima alle spalle mentre camminava lungo via Franchetti, colpendola con un coltello a serramanico e gridando «ti ammazzo». Dopo i fendenti, il giovane si era dato alla fuga.
Referto Il collega ferito era stato trasportato in ospedale, da cui era uscito con un referto di 45 giorni di prognosi e l’«indebolimento permanente dell’organo di prensione». Nel frattempo, i carabinieri avevano raggiunto l’abitazione dell’aggressore: il padre aveva tentato di nasconderlo mentre il 21enne si lanciava da una finestra per scappare.
Perquisizione Durante la successiva perquisizione erano stati sequestrati un tirapugni, tre spray capsicum, un cacciavite, un bisturi e il coltello utilizzato nell’aggressione, che risultava lavato per eliminare eventuali tracce di sangue.
