©Fabrizio Troccoli

di Salvatore Francesco Barba

All’avvio di una nuova fase della mia vita, consentitemi di salutarvi e di ringraziarvi per i miei sei anni a Siena. Non mi sono mai pentito della mia scelta, compiuta per molteplici ragioni: la compatibilità con gli impegni familiari, la bellezza di queste terre, l’ammirazione per i valori tramandati nelle generazioni, l’unicità delle consuetudini sociali ma soprattutto perché, ora posso dirlo con certezza, mi sono trovato a lavorare con brava gente. Da subito, non mi hanno preoccupato le problematiche operative, che qui non presentano picchi di criticità; mi hanno dato pensiero le dinamiche interne, in passato talvolta travagliate. Ho interpretato il mio ruolo evitando qualsiasi privilegio o interesse personale e cercando di rafforzare, in ogni occasione, il ruolo della Polizia di Stato e, quindi, della Questura, nel rispetto delle indicazioni dei tre Questori che si sono succeduti, cui ho dedicato ogni forma di collaborazione gradita e lealtà assoluta nell’adempimento dei doveri e degli incarichi a me affidati.

Sappiamo tutti che il Questore deve avere una straordinaria forza interiore e una calma determinazione; deve poter contare su sostegni solidi per poter affrontare la fatica di portare ogni giorno sulle spalle un peso immenso senza mai lamentarsi. La fortuna ci ha assistito, facendoci condividere quasi esclusivamente occasioni piacevoli e gli anni sono volati via velocemente, con un unico grande dolore: aver perso troppo presto Maurizio.

La mia lunga permanenza qui ha comportato l’impossibilità di essere valutato per una promozione ma, come sapete, da tempo la carriera non è una mia priorità e tale scelta si è enormemente rafforzata dopo il G8 di Genova. Ci siamo fatti forza delle soddisfazioni che abbiamo condiviso. Tra le tante, il saluto alla città del Questore Capuano, alla presenza di tutte le istituzioni locali e, soprattutto, di tanti magistrati che in passato non avevano risparmiato critiche alla Questura.

È STATO IL MIGLIOR PORTAVOCE DELLA QUESTURA DI PERUGIA

Un altro momento entusiasmante è stata la cerimonia per la cittadinanza onoraria alla Polizia di Stato che il Comune di Siena ha conferito alla presenza del Capo della Polizia e di tutti i Questori della Toscana. Dalla società civile, soprattutto dal popolo delle Consorelle, ho ottenuto più riconoscimenti di quelli che ho meritato, ma è noto che i senesi sono generosi verso chi agisce per il bene comune con serietà e professionalità; sicuramente i Priori hanno particolarmente gradito la mia disponibilità h24 nelle emergenze e la mia presenza in tante situazioni critiche, soprattutto nei periodi dei 4 palii non disputati.

Nelle rare situazioni di rilevanza nazionale che abbiamo affrontato ho messo in campo la mia esperienza maturata su più scenari complessi: due rave party, conclusi senza incidenti e con la individuazione degli organizzatori, le proteste degli agricoltori a Bettolle e quelle dei no vax per Fauci. Al termine ho gioito con voi per i complimenti arrivati da Roma. Ho supportato costantemente gli uffici di cui ho avuto la sovrintendenza, cercando di ricambiare la dedizione di chi ci lavora, spesso privati dei dovuti riconoscimenti.

Ho adempiuto ai miei obblighi di far assomigliare la Questura di Siena alle altre, chiedendovi costantemente assistenza, per limitare ogni mio potere discrezionale, nel trascrivere in word, per la firma del questore, il pdf del Dipartimento. Ho posto tempestivamente all’attenzione dei vari Questori le tematiche più delicate, quali l’accoglienza dei richiedenti asilo o l’eccessivo impiego dei reparti inquadrati al Palio.

Di fronte ai miei doveri non mi sono mai sottratto; spero di essere stato all’altezza del mio ruolo e di averlo vissuto con la dignità di chi sente la responsabilità come una missione, non come un privilegio; lascio comunque al giudice supremo, il tempo, e a voi ogni giudizio sul mio operato. Ho avuto la possibilità di agire secondo la mia competenza e coscienza, con le convinzioni trasmesse da una rigorosa educazione familiare: questo per me è essenziale e per questo vi dico grazie, grazie, grazie.

Grazie ai collaboratori, che mi hanno sempre rispettato.
Grazie ai colleghi, che sono stati il pronto soccorso delle mie ansie e dei miei dubbi, che mi hanno sempre risposto al telefono, di giorno e a notte fonda, che hanno ascoltato i miei sfoghi e, talvolta, trasformato la mia irritazione in risate. Mi avete sopportato, sconfinando generosamente dal lavoro all’amicizia.

Spero arrivi il mio grazie anche ai colleghi non più al lavoro che ancora oggi mi dispensano la loro amicizia.
Guardate avanti.

Siamo le scelte che facciamo. Le nostre decisioni ci definiscono, ci portano a prendere una direzione o un’altra, decidono il nostro destino davanti ai bivi che nella vita ognuno di noi si trova a incontrare, decidendo poi quale sentiero percorrere.
Aggiungendomi alla lista dei partenti, dico che la fine di un cammino è solo l’inizio di un altro. A noi che non siamo più in servizio auguro che la gioia della nuova vita ci possa ripagare dei tanti sacrifici fatti in questi 40 anni.

In questo particolare momento storico le minacce alla convivenza civile generate dalle dinamiche sociali non fanno ben sperare e potrebbero esserci più giornate agitate che in passato; inoltre l’agire della Polizia è completamente modificato rispetto al modo con cui ha lavorato la mia generazione, ormai preistoria, ma ricordate sempre che l’amministrazione punta su di voi per entrare nel futuro ed è per questo e per l’affetto che provo per tanti di voi che auguro alla Questura giorni radiosi e sereni.

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