di Francesca Marruco
La drammaticità della telefonata in cui Valerio Mion avverte il 112 di aver trovato sua nonna e suo zio morti è come un pugno nello stomaco. All’operatore del 112 Valerio piangendo, urla e ripete «Sono morte due persone, sono morte due persone». In sottofondo le urla di una donna, forse quelle di Marcella, la figlia di Maria Raffaelli e sorella di Sergio Scoscia, madre e figlio uccisi nel loro casolare di Cenerente il 6 aprile scorso forse durante una rapina finita in tragedia.
La prima chiamata Il giovane nipote delle vittime aveva già chiamato il 112 ventisette minuti prima per avvertire di un furto. Alle 8.24 chiede se gli possono mandare una pattuglia perché, dice, «abbiamo subito un furto». Spiega dov’è la casa, lascia il suo numero di telefono. Sembra tranquillo. Uno che neanche sospetta cosa sarà costretto a scoprire di lì a pochi minuti in casa dell’amata nonna e dello zio.
Non respirano non fanno niente L’operatore gli chiede se i due morti siano per incidente, e lui sempre strillando con un tono di voce che restituisce l’idea del dolore risponde, «no, c’è stato un furto in casa stanotte, non lo so, un furto, mandate qualcuno, fate presto». E’ sempre l’operatore del 112 a chiedergli se è sicuro che siano morti :«stanno sdraiati per terra con gli occhi aperti, non respirano non fanno niente» gli risponde. Valerio gli spiega anche di essere il figlio di Marcella, il ragazzo che aveva già chiamato prima per segnalare un furto.
Dio mio sono morti tutti e due E nella telefonata a quel punto si inserisce, un uomo, probabilmente il compagno di Marcella, Mauro Buttigli «Per favore, ci sono due morti, correte – urla evidentemente sconvolto -correte, per favore che c’è la figlia!! Dio mio so morti tutti e due correte, correte!».
Le due chiamate La differenza tra le due chiamate è abissale. Apparente tranquillità e disperazione. Dall’una all’altra in 27 minuti. E in quel lasso di tempo, secondo quanto riferito da parenti e vicini di casa la mattina del ritrovamento dei cadaveri, Marcella, Valerio e Mauro hanno cercato Maria e Sergio in ogni dove. Secondo il racconto dell’amico vicino di casa, i tre avrebbero visto che in casa c’era molto disordine e hanno pensato a un furto. Poi però non vedendo le due vittime avrebbero anche pensato che qualcuno li avesse portati via, che li avessero sequestrati. Poi non ritenendo l’ipotesi sostenibile li hanno cercati fuori nei campi.
Il ritrovamento Solo dopo quasi mezz’ora trovano i loro corpi nella camera da letto. C’erano già entrati prima, ma messi dove sono stati trovati, non li avrebbero visti. Accasciati uno vicino all’altro, lui carponi, lei supina, erano incastrati tra il letto e il muro della stanza. Sul letto il martello della torture. Per loro non c’era più nulla da fare, erano morti da ore, stabiliranno poi i medici legali. La famiglia allora chiama il 112. E inizia l’incubo di due omicidi senza colpevole.

