Non ci furono minacce all’origine delle dimissioni dell’ex presidente della Regione Catiuscia Marini. Il giudice delle indagini preliminari ha accolto l’istanza del procuratore capo della Repubblica di Perugia Cantone che, alla chiusura delle indagini, aveva spiegato come gli approfondimenti compiuti non avessero portato a prove di minacce, ma solo a pressioni di natura politica. Ne da notizia il Corriere dell’Umbria in un servizio di Francesca Marruco.
Catiuscia Marini, al procuratore, aveva spiegato che la sua scelta di dimettersi non fu libera ma influenzata da pressioni di dirigenti del suo partito che facevano leva sulle indagini in corso della magistratura. Secondo Marini chi le suggerì di fare un passo indietro era a conoscenza di particolari delle indagini in corso. Il giornale La Verità, in un suo articolo riguardante la fuga di notizie legate al caso della Loggia Ungheria, scrisse che i dirigenti le avevano paventato il rischio di un possibile arresto, lasciandole intendere che erano in possesso di notizie riservate sulle indagini in corso, provenienti da ambienti degli inquirenti. Tesi che Cantone non ha riscontrato nelle indagini, affermando come queste smentiscano che le abbia subite «esplicite o larvate». Rimane ancora il dibattimento sul caso Sanitopoli come occasione, per la difesa Marini, per fare valere le proprie posizioni.
