L’uomo è stato denunciato dai carabinieri
L’uomo è stato denunciato dai carabinieri

di D.B.

Si fingeva maresciallo dei carabinieri, dirigente scolastico, magistrato del tribunale per i minori accusando, con lettere e telefonate, una maestra di un reato infamante come la pedofilia, mettendo così in allarme i genitori dei bambini a cui insegnava. Tutto per vecchi rancori di natura personale anche se, come accertato dai carabinieri di Città di Castello che hanno condotto le indagini, non c’era stato in passato alcun coinvolgimento amoroso. Protagonista dell’episodio un pensionato della provincia di Arezzo che è stato denunciato dai carabinieri per una lunga lista di reati quali atti persecutori, procurato allarme, sostituzione di persona e diffusione di notizie false.

La vicenda Spacciandosi come magistrato o come dirigente il pensionato ha inviato lettere anonime e ha anche fatto decine di telefonate ai genitori degli alunni che frequentano la scuola dove la maestra insegna. Scopo delle telefonate era infangare la reputazione della maestra e mettere in guardia i genitori dal pericolo, risultato poi totalmente infondato, cui andavano incontro i minori se avessero continuato a frequentare quella scuola. Le telefonate sono arrivate non solo a padri e madri ma anche ad alcuni commercianti della zona: fango che ha portato con sé una comprensibile dose di preoccupazione tra le famiglie. La maestra e il dirigente scolastico si sono così rivolti ai militari che hanno ascoltato il racconto e avviato le indagini per risalire all’identità dell’uomo.

Le indagini I carabinieri, insieme ai responsabili della scuola, hanno poi parlato con i genitori e con altre persone venute a conoscenza di quanto stava accadendo per rassicurarli che quanto scritto nelle lettere e quanto ascoltato nelle telefonate era tutto falso. In tutto questo l’insegnate, perseguitata, è stata costretta ad assentarsi dalla scuola a causa del fortissimo stress e del clima di sospetto che, nonostante le rassicurazioni, si era diffuso nell’istituto. Il sollievo arriva un mese dopo, quando i carabinieri dopo indagini ed appostamenti sorprendono il pensionato in una cabina telefonica da dove stava facendo l’ultima telefonata. Dalla perquisizione nella casa dell’uomo poi sono emersi altre prove inequivocabili della persecuzione.

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