di Francesca Marruco
E’ stata assolta anche in appello Simonetta Perugini, l’ex convivente di Giampaolo Mommi, processata in secondo grado per la morte del suocero Guglielmo, avvelenato secondo la procura con degli psicofarmaci. I giudici della corte d’assise d’appello di Perugia hanno quindi confermato quanto già aveva deciso il gup Massimo Ricciarelli che nel marzo 2010 aveva assolto la donna sia per l’omicidio di Guglielmo Mommi che per quello di Giampaolo Mommi, che per il gup non sussisteva. In primo grado infatti la donna era accusata di duplice omicidio, per quello di Giampaolo però era stato lo stesso pm Giuseppe Petrazzini, che aveva ereditato il fascicolo dai colleghi Cannevale e Cicoria, a chiederne l’assoluzione. Per la morte di Gugliemo invece aveva chiesto 30 anni di reclusione.
La storia Un doveroso passo indietro di 10 anni è utile per spiegare l’intricata storia della scomparsa di Giampaolo Mommi e della morte dell’anziano padre Guglielmo. Giampaolo, già consigliere di Forza Italia a Castiglione Del Lago, sparisce nel maggio del 2001. Il padre Guglielmo, muore pochi mesi dopo. La magistratura apre un’inchiesta che inizialmente culmina con una richiesta di archiviazione a cui però si oppongono l’ex moglie e il figlio di Mommi che alla fine ottengono la riesumazione del cadavere di Gugliemo.
L’autopsia e l’inchiesta contro la Perugini Da quell’esame emerge che l’uomo era morto per l’assunzione di dosi eccessive di un farmaco, il Melleril, che per il suo fisico già debilitato all’epoca del decesso risultò fatale. La procura allora cambia direzione, e si dirige verso Simonetta Perugini, l’ex convivente di Mommi originaria di Cortona che ancora oggi risiede nell’agriturismo che lei e Giampaolo avevano avviato nel terreno di proprietà della famiglia Mommi a Castiglione del Lago. Attualmente in possesso della Perugini. Su quel terreno e quell’agriturismo tanto si è detto nel tempo, indicandolo anche come movente per cui la stessa Perugini poteva aver ucciso il convivente prima e il suocero poi. Ma mai nulla di tutto ciò ha trovato riscontro nella decisione di un giudice. E quindi allo stato restano le convinzioni della famiglia Mommi che ritiene la Perugini ingiustamente detentrice del patrimonio, per cui c’è un contenzioso aperto. La procura ne richiede il rinvio a giudizio. Lei chiede il giudizio abbreviato che finisce con la sua assoluzione.
In aula Davanti alla Corte d’assise d’appello, il sostituto procuratore Dario Razzi ha chiesto quattro anni di reclusione per l’imputata, e non trenta come era accaduto nel rito abbreviato perché la procura ha riqualificato il reato da omicidio volontario a omicidio colposo. Ovvero Perugini avrebbe somministrato il farmaco controindicato al suocero senza avere l’intenzione di ucciderlo. Ma neanche questa ricostruzione della procura ha trovato una sponda tra i giudici di secondo grado. E così Simonetta Perugini, che in occasione della precedente assoluzione aveva detto di tornare finalmente a vivere, potrà dirsi ancora una volta soddisfatta. Accanto alla donna, i suoi due legali, Sergio Postiglione e Francesco Falcinelli, che ha espresso «soddisfazione per la decisione della Corte d’assise d’appello di Perugia che ha condiviso le argomentazioni difensive e ha ritenuto infondate di fatto e di diritto le argomentazioni proposte invece dalla pubblica accusa e dalle parti civili».
Resta il mistero Allo stato quindi c’è una verità processuale confermata anche in appello e nessuna verità sui fatti. Se non ci saranno nuove notizie, la scomparsa di Giampaolo Mommi è e resterà un mistero attorno a cui ruotano storie più o meno fantasiose. C’è chi giura di averlo visto vivo e vegeto non più di tre anni fa. Il figlio ha testimoniato che poco prima di sparire, si sentiva «braccato» dai carabinieri e da non precisati ambienti calabresi. Non solo: prima di aprire l’agriturismo, Mommi aveva lavorato per anni a Roma come consulente esperto di sistemi elettronici di difesa militare e si sarebbe iscritto ad una loggia massonica della capitale. Qualcuno ipotizza che ciò possa avere connessioni con la sparizione. Così come è stata adombrata l’ipotesi che Mommi – il quale prima di sparire sembrava disperato – avesse contratto debiti ingenti (in occasione di un suo viaggio a Cuba pochi mesi prima di sparire si era dovuto far prestare i soldi per rientrare in Italia) con ambienti poco raccomandabili.


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