di M.T. e F.M.
E’ stata rinviata al 12 marzo l’udienza del processo sportivo al presidente del Comitato regionale dell’Umbria Luigi Repace per la vicenda legata alla costruzione dell’impianto sportivo di Prepo, che, per la procura di Perugia, sarebbe stato costruito in fretta e furia solo quando era chiaro che la magistratura stava indagando sui fondi che la Rgione aveva erogato per la costruzione e che invece per il pm Giuseppe Petrazzini sono stati usati per altri scopi.
Alcuni particolari Luigi Repace è stato sentito per oltre due ore dal giudice Mario Palazzi, con una difesa accalorata sia dello stesso Repace, che dagli avvocati Francesco Falcinelli e Luigi Chiappero, quest’ultimo legale storico della Juventus, che hanno chiesto al giudice di poter sentire alcuni testimoni per sostenere la loro tesi difensiva. L’udienza, che è una sorta di rito ordinario del processo penale molto più snello e veloce, è stata quindi aggiornata al 12 marzo prossimo. Nel frattempo, il giudice scioglierà la riserva su eventuali testimoni da sentire che, in caso affermativo, verranno citati già per la prossima udienza.
Falcinelli «Sono soddisfatto dell’andamento dell’udienza – dice l’avvocato Francesco Falcinelli, che difende Repace nel procedimento penale insieme all’avocato Marco Brusco – nell’ambito della quale sono state articolate richieste funzionali all’esercizio del diritto alla prova, espressione diretta del diritto di difesa e nello stesso tempo il presidente Repace, esaminato sui fatti oggetto dell’incolpazione, ha rappresentato le molteplici ragioni di correttezza e di legittimità del proprio operato».
Truffa e malversazione Repace, rinviato a giudizio per truffa e malversazione e prosciolto dal reato di falso, rischia una sanzione disciplinare in caso di condanna. Dunque, se il giudice sportivo sposerà la versione della procura di Perugia – l’indagine della giustizia sportiva si basa sugli atti mutuati dalla giustizia penale – rischia di essere sospeso. Secondo la procura di Perugia, per mezzo di «documentazione alterata e non rappresentativa del vero atta a dimostrare l’inizio dei lavori per la realizzazione di un impianto sportivo consistente in un campo di calcio e strutture pertinenziali, adiacente alla sede del Comitato», eavrebbero indotto «in errore i funzionari della Regione che provvedevano all’erogazione del primo rateo del finanziamento a fondo perduto per complessive 300mila euro, di 150mila euro, nonché al secondo rateo di 120mila euro». Non solo, perché oltre alla truffa, il pm Petrazzini contestatva loro anche la malversazione perché, come recita il capo d’imputazione, avrebbero «impiegato per finalità estranee a quelle di erogazione, i ratei del contributo concesso ed erogato dalla Regione Umbria per la realizzazione dell’impianto sportivo»
