Pubblichiamo l’intervento dell’avvocato Giuseppe Berellini, legale della vedova del carabiniere Emanuele Lucentini, ucciso nei mesi scorsi dal collega Emanuele Armeni che ora si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario. L’avvocato in particolare interviene a proposito di quanto detto nei giorni scorsi dal legale di Armeni sulle intercettazioni che hanno colto alcune frasi del suo assistito.
«Per quanto si possa comprendere la difficoltà del Collega nel patrocinare la delicata posizione dell’Armeni, riteniamo che le giustificazioni addotte alle intercettazioni dell’indagato, non smentite dallo stesso legale, siano state a dir poco inopportune, se non addirittura inutilmente offensive della memoria di Emanuele Lucentini, uomo perbene e carabiniere esemplare al servizio dello Stato. Ogni commento alle assurde considerazioni del predetto legale – secondo cui, dato che Lucentini sarebbe stato molto pignolo e che asseritamente non sarebbe stato facile lavorare con lui, l’indagato Armeni avrebbe ben potuto essere indignato dall’ipocrita comportamento commosso degli altri militari in occasione del funerale – è senz’altro superfluo. Ciò che più sorprende sono però i presupposti, l’interconnessione e la consequenzialità logica delle affermazioni del citato difensore, ove effettivamente proferite, da leggere in correlazione con quelle dell’indagato, dalle quali traspare (con riferimento all’Armeni) l’interiorità di un uomo per niente turbato dal dramma umano provocato e che anzi dovrebbe essere compreso e/o ritenuto in qualche maniera legittimato a nutrire un certo risentimento verso i colleghi e le persone che avevano pianto la morte dello stesso Lucentini ovvero manifestato il loro cordoglio ai familiari. Dato che il caso è senza dubbio di interesse generale e che comunque gli stretti congiunti di Emanuele Lucentini vivono un lutto dolorosissimo, è auspicabile che in futuro possano essere evitate analoghe esternazioni avventate, tra l’altro smentite dai fatti – viste le manifestazioni sincere di affetto e di vicinanza dei tanti colleghi fino ai più alti ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, dei moltissimi amici nonché delle tante persone che si sono stretti intorno ai familiari della vittima – oltre che in alcun modo funzionali alla difesa dell’indagato».
