Seguici su

Sempre più difficile la situazione dentro le carceri italiane (Foto F.Troccoli)

Anche 51 detenute del carcere di Capanne, a Perugia, stanno facendo, da giovedì, lo sciopero della fame, aderendo così all’iniziativa di Marco Pannella, che aveva cominciato lo sciopero il 20 aprile scorso, contro la «terribile» situazione nelle carceri italiane e perché l’Italia «torni ad essere in qualche misura considerata una democrazia». Lo hanno riferito, in una nota, Liliana Chiaramello, segretaria di radicaliperugia.org, e Andrea Maori, tesoriere di radicaliperugia.org.

Situazione fuori dalla legalità Alla protesta stanno partecipando, ad oggi, 3.600 persone. «Gli obiettivi dell’iniziativa di Pannella – è detto nella nota – comprendono la terribile situazione delle carceri, con l’obiettivo di ottenere un’amnistia, provvedimento ormai indispensabile per far funzionare la giustizia, e l’istituzione di una commissione di inchiesta sullo stato della democrazia composta da accademici (almeno 13 sulla falsariga dei 13 che non giurarono fedeltà al fascismo)». «Nel ringraziare le detenute per l’appoggio dato alla iniziativa nonviolenta di Pannella – hanno concluso Liliana Chiaramello e Andrea Maori – vogliamo ricordare che quella delle carceri italiane è, ormai, una realtà fuori da ogni standard di civiltà prevista dal diritto internazionale e dalla legalità internazionale».

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.