©️Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta 

Sotto processo, a Perugia, con l’accusa di maltrattamento di animali un eugubino di 80 anni ritenuto responsabile di aver provocato la morte del proprio cane lagotto nel luglio 2023 a Perugia. A dare l’allarme ai carabinieri di un «cane rimasto attaccato ad una corda» era stata la nipote dell’imputato. I militari hanno trovato «il cane, che non faceva nessun movimento, attaccato esternamente a un cancello con uno spago»: qualche minuto più tardi – secondo la ricostruzione agli atti – è arrivato l’eugubino che «con estrema difficoltà, cercando di interporsi fra noi che eravamo all’esterno della recinzione e il cane, al quale stava togliendo il laccio dal collo, appurava che era morto». Secondo lui l’animale «si era impugliato con un laccio per scavalcare il recinto». Tesi che non ha convinto gli investigatori secondo i quali «la circostanza della casualità non era ipotizzabile e c’era sicuramente una volontà di legare il cane in quella maniera». La Procura contesta all’imputato di aver agito con «crudeltà e senza necessità», cagionando all’animale «lesioni da cui derivava la morte». 

Cane da tartufo Questa mattina davanti al giudice Alessandra Grimaccia è stata sentita in aula la veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico di Perugia che si è occupata dell’autopsia. «Il lagotto romagnolo, cane da tartufo, è stato trovato appeso a una corda in buono stato di nutrizione – sono state le parole della testimone -. Ho visto le foto del cane appeso per il collo al cancellino del box. Nel corso dell’esame necroscopico ho riscontrato lesioni traumatiche. L’animale potrebbe essere morto per soffocamento, non per strozzamento». 

Sanguinamento L’esperta ha parlato di un «soffocamento indiretto evidente da un sanguinamento». Dagli accertamenti è emerso che il cane «presentava lesioni traumatiche che si sono verificate nello stesso momento, tra cui lesioni acute dei tessuti sottocutanei ed edema». «Il sanguinamento – ha proseguito – è stato determinato dai colpi subìti dall’animale, traumi esterni quando era ancora in vita. Con quale oggetto? Non sono in grado di stabilire quale oggetto contundente possa essere stato utilizzato ma di certo si tratta di evento traumatico, compatibile con l’ematoma». La veterinaria, nel corso dell’esame del pm Domenica Favasuli, ha spiegato che «sul collo dell’animale non ci sono lesioni macroscopiche di strozzamento diretto, neppure sulle ossa e neppure sui tessuti molli del collo, eccezion fatta per una piccola impronta probabilmente provocata dal collare, forse legata a una strattonata». 

Soffocamento In ogni modo – è stata chiara – «ciò non toglie che il cane possa essere morto per soffocamento, ci sono le immagini del cane appeso per il collo, potrebbe essersi impigliato traumatizzato nel tentativo estremo di liberarsi, questo non lo possiamo determinare, il collare potrebbe avere stretto, immagino una serie di traumi e una morte per soffocamento». Nel corso dell’esame in aula si è anche parlato di «sanguinamento intratracheale» e di «deficit respiratorio». E ha proseguito: «Abbiamo trovato traumi del sottocute, a prescindere dal soffocamento i traumi sul costato ci sono». Il processo prosegue il 16 marzo. L’imputato viene difeso dall’avvocato Serena Brachetti.

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