di Chiara Fabrizi e Ivano Porfiri
«Per noi, come spieghiamo anche nell’esposto, si potrebbe configurare anche un’indagine per aggiotaggio. Sarà poi la procura di Spoleto a dover chiarire se ci sono i margini per farlo». A dirlo è l’avvocato Riziero Angeletti in una conferenza stampa convocata mercoledì per illustrare le iniziative dei cento soci della Spoleto credito e servizi. «L’obiettivo dell’iniziativa resta quello di riconsegnare la banca al territorio e agli umbri». L’avvocato ha depositato otto pagine di accuse tutte da verificare sulla vendita della Banca Popolare di Spoleto (Bps). Nel mirino l’operato dei commissari straordinari Gianluca Brancadoro, Nicola Stabile e Giovanni Boccolini, insediatisi a Palazzo Pianciani il 14 febbraio 2013 poi riconsegnata all’amministrazione ordinaria il 31 luglio 2014, a margine dell’operazione di acquisizione compiuta con Desio.
Antonini torna alla carica: video
L’esposto dei cento soci Scs In questi 16 mesi per i cento soci firmatari dell’esposto si sarebbe consumato uno spoglio del patrimonio della Spoleto Credito e servizi (Scs), che con oltre 21 mila soci rappresentava l’azionista di maggioranza di Bps, in favore di Desio. Questa la sostanza delle otto pagine al vaglio del sostituto procuratore Gennaro Iannarone che ha iscritto al registro degli indagati il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, i commissari straordinari, il presidente della Bps e vice di Desio, Stefano Lado, e i tre componenti del comitato di Sorveglianza. Le accuse sono pesanti, si va dalla corruzione tra privati alla truffa fino all’abuso di ufficio e all’infedeltà.
Parla la procura Mercoledì in una nota il procuratore Alessandro Cannevale ha rivelato che l’iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta il 3 agosto «sulla base di quanto prospettato in una denuncia» e che i reati ipotizzati sono, appunto, nient’altro che «la qualificazione giuridica di un’ipotesi investigativa proposta da privati, tutta da verificare e valutare». Cannevale spiega poi che gli ulteriori accertamenti in corso si concluderanno in tempi brevi e che «i fatti rappresentati nella denuncia coincidono parzialmente o son pin rapporto di connessione con quelli che formano oggetto di altri procedimenti penali in carico all’ufficio. Pertanto si è resa necessaria l’acquisizione degli atti rilevanti di quei procedimenti e un’analisi congiunta di tutte le fonti di prova disponibili».
Inchiesta per corruzione e truffa Le indagini sono strette nel massimo riserbo, ma nell’esposto presentate in procura dall’avvocato Riziero Angeletti di Rieti di fatti su cui viene chiesto agli inquirenti di mettersi al lavoro se ne contano diversi. Nel mirino dei soci Scs ci sarebbe il piano di ricapitalizzazione «fittizio» di Bps che ha consegnato a Desio il controllo, cioè un ingente patrimonio dietro il versamento di un «prezzo assolutamente irrisorio». Nell’insieme, secondo le accuse dei soci, i commissari con «assoluta spregiudicatezza hanno di fatto favorito aldilà della ragionevolezza e della economicità delle operazioni il gruppo Banca di Desio».
Tutte le accuse Il sostituto Iannarone, che almeno dall’11 settembre ha iscritto al registro degli indagati Visco e agli altri 7, è stato invitato anche a passare al setaccio la cessione di 95 milioni di crediti di Bps effettuata durante l’amministrazione straordinaria e conclusasi con una perdita di 5 milioni di euro. Tra le accuse portate in procura dall’avvocato Angeletti c’è anche la presunta e mancata valutazione della proposta irrevocabile di acquisto presentata dalla Nit Holding di Honk Kong, società di investimenti internazionali, e respinta il giorno stesso dai commissari ma indicata dai soci come vantaggiosa. Quei commissari che, mercoledì mattina, sono tornati a parlare definendo in una nota quella proposta «una patacca». Sullo sfondo anche la vendita della filiale di Torino della Bps alla Popolare di Vicenza che secondo chi ha presentato l’esposto sarebbe «il prezzo pagato dai commissari» affinché l’istituto di credito «si ritirasse dalla competizione» per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza Bps, «il tutto in favore di Desio». Oltre alle accuse nell’esposto dei soci ci sono anche nomi, tra cui proprio quello di Ignazio Visco che però non viene ricollegato a nessun fatto specifico, ma verosimilmente citato in quanto governatore della Banca d’Italia.
GLI EX COMMISSARI: «OFFERTA NIT HOLDING? UNA PATACCA»
Parla Antonini Questa mattina, prima della conferenza stampa in cui dirà la propria chi ha presentato l’esposto, ha parlato anche l’ex numero uno della Bps Giovannino Antonini: «Hanno distrutto una banca fondata 120 anni fa – ha detto ai giornalisti -, facendone di tutti i colori, ora sta venendo fuori quel grande complotto di cui io parlo da tempo. Ventuno mila soci devono tornare proprietari della banca fondata qui con i soldi dei nostri nonni e dei nostri genitori. Ci hanno estorto la banca in modo inqualificabile; ce l’hanno rubata, deve tornare in Umbria e l’operazione di aumento da capitale da 100 milioni che Bankitalia ci ha stoppato si poteva fare».
Twitter @chilodice e @irvine76

iO MI SENTO COMPETAMENTO DEFRAUDATO DI SOLDI, VALORI, FIDUCIA. iMPOSSIBILE NON RAVVISARE MAGAGNE. NON E POSSIBILE. ERANO RISPARMI FATICATI COL SUDORE. CI DICEVANO DI DORMIRE SU CUSCINI DI PIUMA D’OCA, CHE LA’ BANCA ERA AFFIDABILE…..POI SONO ARRIVATI TUTTI I “NUOVI EROI” MA QUANTI CH’ANNO MANGIATO SOPRA ?
VERGOGNA
VERGOGNA
VERGOGNA VERGOGNA