(foto Fabriz)

di Chiara Fabrizi e Francesca Marruco

Una presunta associazione a delinquere «diretta e organizzata» da Giovannino Antonini il quale, grazie a «rapporti e conoscenze collaudate» con i vertici di Bps, «favoriva e sollecitava» la concessione di finanziamenti e aperture di crediti a clienti che, poi, lo «ripagavano versandogli dei corrispettivi». Ingranaggi del sistema, secondo la procura, sarebbero l’ex dg dell’istituto Alfredo Pallini, il responsabile del credito Marcello Siena, il direttore commerciale Emilio Quartucci, i funzionari Giuliano Mora e Francesco Magnini, il direttore della filiale di Todi Alfredo Calistroni, l’imprenditore campano Cosimo De Rosa e i due figli di Antonini, Alberto e Francesco, a cui insieme al padre viene contestata anche l’usura in un paio di casi aggravata.

Appropriazione indebita Nella ventina di pagine notificate ai 34 indagati, a chiusura delle indagini che a luglio portarono alla prima raffica di avvisi, il procuratore capo Gianfranco Riggio e il sostituto Federica Albano ipotizzano a carico di 25, tra cui Antonini, parte dell’ultimo cda, i manager già citati e diversi imprenditori, anche il reato di appropriazione indebita in concorso, aggravata dall’abuso d’ufficio, in relazione a una serie di finanziamenti concessi per un valore complessivo che sfiora i 40 milioni di euro, con «l’operazione Finsud srl» che da sola ne vale 31. Pratiche, queste, deliberate dal cda o autorizzate dai vertici Bps nonostante fosse riscontrato, a seconda dei casi, «il parere negativo della Centrale rischi, garanzie valutate inadeguatamente, il contrasto con le norme creditizie, oltre che di sana e prudente gestione».

Usura Stando ai riscontri emersi nel corso delle indagini, affidate al Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma, in almeno tre di queste operazioni Antonini, in concorso con i figli Alberto e Francesco, avrebbe «ricevuto dai clienti agevolati somme in cambio della propria mediazione». Complessivamente 210 mila euro in assegni. Da qui la contestazione di intermediazione usuraria, in due casi aggravata perché praticata su imprenditori, mossa dai procuratori Riggio e Albano che individuano nei corrispettivi riscossi «compensi dai tassi usurari oscillanti tra il 7 e il 10%».

Crack Baronci e bancarotta fraudolenta Nel registro degli indagati è finito anche Massimiliano Baronci, dell’omonima azienda di costruzioni fallita nell’aprile 2009 a cui viene contestato il reato di bancarotta fraudolenta. Secondo gli inquirenti l’imprenditore edile spoletino avrebbe «distratto e dissipato somme consistenti in virtù delle linea di credito accordata da Bps, passata da 1.7 milioni del luglio 2007 a 3.2 milioni dell’aprile 2008», oltre ad avere segnato in bilancio «operazioni inesistenti recando pregiudizio ai creditori». Stesso reato viene ipotizzato a carico di Giovannino e Alberto Antonini, Pallini, Siena, Quartucci, Conticini e Mora che per gli inquirenti «autorizzavano anticipazioni bancarie su fatture e ampliamenti delle linee di credito contribuendo ad aggravare il dissesto della Baronci costruzioni, ritardandone contestualmente il fallimento ai danni dei creditori», compresa la stessa Bps che in bilancio ha iscritto una previsione di perdita di 1.8 milioni.

I 34 indagati A Giovannino Antonini viene contestata anche l’ostacolo alla vigilanza, l’attività finanziaria abusiva, la mancata comunicazione del conflitto di interesse. Di seguito i nomi delle 34 persone iscritte a vario titolo al registro degli indagati: Giovannino, Alberto e Francesco Antonini, Michele Fasani, Alfredo Pallini, Dante Cerbella, Marcello Siena, Marco Bietta, Alfredo Calistroni, Alessandro Monaldi, Giuliano Mora, Francesco Magnini, Alessandro Laganà, Cosimo De Rosa, Emilio Quartucci, Paolo Rossi, Nazzareno D’Atanasio, Michelangelo Zuccari, Mario Benotti, Marco Carbonari, Gabriele Chiocchi, Valentino Conti, Michele Di Gianni, Claudio Umbrico, Francesco Tuccari, Mauro Conticini, Paola Nannucci, Mauro Turchi, Aldo Amoni, Camillo Colella, Antonio Sarni, Marco Bifolchi, Antonio Di Matteo. Archiviate le posizioni di Maria Laura Ficola e Antonio Gentile, tra i destinatari della prima ondata di avvisi di garanzia.

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