lunedì 21 ottobre - Aggiornato alle 02:06

Bocci, faccia a faccia di due ore col giudice: «Concorsi? Mai passato le tracce a nessuno»

L’ex segretario Pd vuol tornare libero: «Duca e Valorosi parlavano di me forse per avvantaggiare candidati che non conoscevo»

Gianpiero Bocci con i suoi avvocati Diddi e Brunelli

di Enzo Beretta

E’ durato due ore il faccia a faccia tra Gianpiero Bocci e il gip Valerio D’Andria. Dopo 39 giorni trascorsi agli arresti domiciliari l’ex sottosegretario agli Interni, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui concorsi truccati all’ospedale, decide di rispondere alle domande del giudice, lo stesso dinanzi al quale un mese fa aveva fatto scena muta. «Non ho mai ricevuto né passato a nessuno le tracce dei concorsi e non ho mai chiesto a nessuno di farlo per mio conto – ha detto -. Perché Emilio Duca e Maurizio Valorosi parlavano di me? Probabilmente lo facevano per avvantaggiare alcuni candidati».

Il peso delle parole di Bocci Hanno un peso specifico importante le parole di Gianpiero Bocci (difeso dagli avvocati David Brunelli e Alessandro Diddi): «Duca? Non lo vedevo mai, perfino lui lo dice chiaramente quando viene intercettato. Presto riuscirò a dimostrare anche che a quell’incontro alla pasticceria Etrusca non c’ero perché mi trovavo a casa». Bocci, a proposito dell’ipotizzata rivelazione che avrebbe consentito ai manager dell’ospedale di venire a conoscenza della presenza delle cimici negli uffici della direzione, ha spiegato: «Non so dire come Valorosi abbia potuto affermare quelle cose semplicemente perché io non ne sapevo niente e perciò non avrei potuto dirglielo. Sono stato per anni sottosegretario al ministero degli Interni, avevo un ruolo nazionale e mi occupavo di sicurezza, non mi preoccupavo di certo dei concorsi all’ospedale. Un luogo, questo, che mi è capitato di frequentare come ogni altro paziente, mai negli uffici dei direttori».

21 giorni alla scadenza dei termini Queste dichiarazioni, rese a 21 giorni dalla scadenza dei termini di custodia cautelare, servono a Bocci a provare ad anticipare la libertà mettendo in evidenza le lacune dell’indagine. Segnano, allo stesso tempo, una linea di demarcazione tra sé e i principali coindagati di Concorsopoli. D’Andria scioglierà mercoledì la riserva. Contro la sua decisione di rimettere in libertà l’ex assessore alla sanità Luca Barberini (ancora consigliere regionale) hanno fatto appello i pm al Riesame. Su questo punto, sul nodo giuridico dell’associazione per delinquere e sul ricorso avanzato da un paio di dirigenti medici che hanno chiesto di essere reintegrate in servizio il tribunale della libertà dovrebbe pronunciarsi sempre mercoledì.

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