©Fabrizio Troccoli

di En.Ber. 

Un imprenditore perugino di 67 anni ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta. L’accordo con la Procura è stato ratificato davanti al giudice per l’udienza preliminare Angela Avila. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Mara Pucci, l’uomo, benzinaio e socio amministratore di una ditta dichiarata fallita nel dicembre 2019, avrebbe tenuto la contabilità in modo da non permettere la ricostruzione del patrimonio aziendale. In particolare, come si legge nel capo di imputazione, «non veniva redatto alcun documento contabile dal 1° aprile 2018 al 20 dicembre 2019» e risultava assente «la documentazione di supporto alla contabilità, come fatture ed estratti conto bancari».

Contestazioni Tra le irregolarità contestate anche l’inserimento in contabilità di dati incongrui, tra cui le rimanenze che «venivano attestate per lo stesso valore di 66 mila euro per gli anni 2016, 2017 e 2018, quando alla data di fallimento alcun bene veniva rinvenuto». Dagli accertamenti è inoltre emerso che «il conto cassa presentava al 31 dicembre 2018 un saldo attivo di 62 mila euro, non coerente con la contabilità». Anomalie sono state riscontrate anche nei crediti da recuperare: il bilancio al 31 dicembre 2018 riportava «un valore di 58 mila euro, del tutto inesistente, in quanto riferibile a posizioni risalenti ed in alcuni casi già saldate anni prima».

Prelievi Tra le accuse, anche quella di aver «distratto risorse per 6.500 euro», in particolare attraverso il prelievo di carburante senza giustificazione, come evidenziato nella voce contabile «soci c/prelevamenti», in un periodo in cui la società, già dal 2016, risultava in perdita per 43 mila euro, aggravata da ulteriori risultati negativi per complessivi 506 mila euro. Secondo la Procura, tali prelievi «sono stati operati per 4.500 euro nell’anno 2016 e 2.000 euro nell’anno 2017». 

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