di Giorgia Olivieri
Il cardinale Gualtiero Bassetti ha partecipato, mercoledì, alla messa cattolica ucraina di rito bizantino che si è tenuta nella chiesa della Madonna delle grazie, in via Caprera, a Perugia. Insieme a lui hanno preso parte alla cerimonia Andrea Romizi, sindaco di Perugia, e il direttore della Caritas di Perugia don Marco Briziarelli. Il cardinale, insieme al cappellano della parrocchia don Vasyl Hushuvatyy, ha lanciato un appello di pace: «Chi vuole annientare l’Ucraina è come volesse annientare noi tutti, italiani e europei. L’Ucraina è anche la mia terra in questo momento».
SINDACI IN PIAZZA A PERUGIA: «PER LA PACE SERVONO TUTTI»
Le parole di Bassetti La funzione religiosa è stata per metà in italiano e per metà in ucraino, per rinforzare quel legame che unisce i due paesi in questo periodo. Il cardinale Bassetti nel corso della cerimonia si è espresso in maniera forte contro la guerra, ricordando che essa «non risparmia nessuno: è quanto di più assurdo e mostruoso si possa concepire». Bassetti si è poi schierato dalla parte degli ultimi, di chi sta vivendo sotto i bombardamenti. «Da una parte la feroce aggressione delle armate russe – continua il cardinale – dall’altra la dignitosa e coraggiosa risposta ucraina, per difendere quanto si ha di più prezioso: la vita dei propri cari. Noi come cristiani siamo con chi dice e fa la pace e non si rassegna all’orrore della guerra». Il cardinale ha voluto anche portare il saluto dell’arcivescovo maggiore di Kiev, Sviatoslav Shevchuk, dal quale ha ricevuto una lettera in cui ringrazia i fedeli italiani e spiega che ha scelto di rimanere nella sua terra sofferente per stare vicino al suo popolo. L’arcivescovo di Perugia ha poi recitato la preghiera per la pace di Papa Francesco, «presenza costante in questo periodo», e benedetto i presenti recitando un “Eterno riposo” per tutti coloro che sono caduti, e con il pensiero rivolto ai bambini.
IL PARROCO DELLA COMUNITÀ: «È UN GENOCIDIO»
La vicinanza della comunità In una chiesa gremita di donne in lacrime, il sindaco Romizi ha, invece, rinnovato la vicinanza della comunità perugina a tutto il popolo ucraino. Romizi ha voluto portare un messaggio di positività durante la funzione, facendo presente quante famiglie, specialmente nella mattinata di mercoledì, si sono fatte avanti per accogliere i profughi che arriveranno in città. Romizi ha anche ironicamente sottolineato come non vedesse da tempo una tale unione da parte dei cittadini di Perugia, che si sono stretti intorno alla comunità ucraina e sono accorsi in loro aiuto. Anche don Marco Briziarelli ha ringraziato la città per l’aiuto, «noi ci siamo e stiamo camminando con voi per condividere questo momento di sofferenza, ma anche di speranza e grazia». L’amministrazione comunale, insieme alla Caritas diocesana e alla parrocchia ucraina, ha organizzato varie raccolte di materie prime destinate all’Ucraina, che dal 2 marzo sono in viaggio verso Kiev.
DA TERNI SOCCORSO E PIANO DI ACCOGLIENZA
Il dolore degli ucraini Toccante e dolorosa la testimonianza di don Vasyl, che si è già profusamente speso nei giorni scorsi per ringraziare gli umbri. Il cappellano ha inizialmente voluto ricordare la visita del cardinale Bassetti in Ucraina nel 2018, quando l’arcivescovo ha detto al prete ucraino di essersi «sentito davvero a casa» durante la visita a Leopoli. Don Vasyl, con le lacrime agli occhi e la voce rotta, ha voluto mostrare ai presenti la foto di una famiglia distrutta dalla guerra. La foto di un padre, che mentre scappava da Kiev, è sceso dall’auto per comprare del pane, e, una volta fatto ritorno alla vettura, ha trovato il resto della famiglia senza vita. «Quando uccidono più di 80 bambini non è una guerra, è una strage – rivendica il prete – oggi l’Ucraina è una terra di martiri, di combattenti per la libertà». Don Vasyl ha anche raccontato della visita ricevuta da una bambina italiana, Teresa, che ha lasciato alla parrocchia un orsacchiotto con un messaggio per i bambini ucraini: «Io non so chi siete, però vi volevo regalare questo pupazzo, da stringere quando avrete paura. Così saprete che anche se non sono lì con voi, io vi sono vicina». Alla fine del suo appello ai presenti, il cappellano ha abbracciato, con le lacrime agli occhi, il cardinale Bassetti, come simbolo di democrazia, fratellanza e unione tra i popoli. Il prete ha poi invitato Bassetti a tornare in Ucraina, quando l’emergenza sarà finita, per fare visita alla popolazione.
I pacchi verso Kiev Dopo la fine della funzione religiosa, Bassetti e Romizi sono stati invitati da don Vasyl a vedere con i loro occhi i pacchi che partiranno per Kiev. Nel sottotetto della chiesa, il cardinale e il sindaco hanno trovato centinaia di scatoloni con beni di ogni genere. Le donne e i giovani che erano lì a lavorare per i loro connazionali hanno ringraziato i due, commosse dall’affetto e dal supporto ricevuto. Il cardinale ha poi invitato i presenti e i cittadini tutti a partecipare alla messa di venerdì 4 marzo presso da Cattedrale di San Lorenzo a Perugia, per stringersi nuovamente in un momento di preghiera.
