©Fabrizio Troccoli

Un caso di Campylobatteriosi è stato segnalato in ambito scolastico in una suola dell’infanzia del territorio perugino, con conseguente attivazione delle misure di prevenzione previste. Si tratta di una malattia infettiva causata da batteri del genere Campylobacter, responsabili di forme di gastroenterite acuta.

L’informazione è stata diramata dalla Usl 1 all’indirizzo della scuola e quindi ai familiari degli alunni per potere compiere le scelte opportune al fine di ridurre al minimo il rischio di contagio.

I sintomi più frequenti sono diarrea, dolori e crampi addominali, nausea, vomito e febbre. Il periodo di incubazione varia in genere tra due e cinque giorni, ma può arrivare fino a dieci. La trasmissione all’uomo avviene soprattutto attraverso il consumo di alimenti contaminati, in particolare carne di pollo o di maiale cruda o poco cotta, oppure tramite contatto con feci di animali infetti.

Il batterio è presente in numerose specie animali, tra cui pollame, bovini, suini e animali domestici come cani e gatti. È in grado di moltiplicarsi a temperatura ambiente, mentre viene inattivato da temperature superiori ai 60-70 gradi. Il congelamento, invece, non lo elimina.

La fase più contagiosa coincide con la presenza dei sintomi, periodo durante il quale è previsto l’allontanamento dalla collettività. Dopo la scomparsa della diarrea e il recupero clinico, è possibile il rientro, purché vengano rispettate rigorose norme igieniche. In alcuni casi il batterio può persistere nell’intestino anche dopo la guarigione, senza manifestazioni cliniche, determinando una condizione di portatore asintomatico.

Le indicazioni sanitarie puntano soprattutto sulla prevenzione. È fondamentale lavare accuratamente le mani, in particolare prima di mangiare e dopo aver manipolato alimenti o avuto contatti con animali. Gli alimenti di origine animale devono essere consumati ben cotti, mentre frutta e verdura crude vanno lavate con attenzione. È inoltre necessario conservare correttamente i cibi, evitando contaminazioni tra alimenti crudi e cotti e mantenendo la catena del freddo.

Particolare attenzione è richiesta anche durante i viaggi, soprattutto in aree a rischio, dove è consigliato utilizzare acqua in bottiglie sigillate ed evitare il consumo di ghiaccio.

In presenza di sintomi gastrointestinali, è raccomandato rivolgersi al medico per la valutazione clinica e gli eventuali accertamenti. Il rientro in comunità è indicato solo dopo la completa risoluzione della sintomatologia o al termine della terapia.

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