L'arresto del cittadino albanese nel 2014

Otto richieste di rinvio a giudizio. Questa la decisione del sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia di Perugia, Giuseppe Petrazzini, che ha richiesto il processo per la presunta Ape regina oggi ventinovenne, per la madre di una vittima del giro di baby squillo scoperto nel 2014 tra Spoleto e Terni e sei uomini. Di fronte al gip del tribunale di Perugia compariranno tutti il prossimo 7 giugno, la notizia è stata riportata da alcuni giornali.

TUTTO SUL CASO BABY SQUILLO
LE INTERCETTAZIONI

Baby squillo tra Terni e Spoleto L’accusa è a vario titolo quella di induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile per fatti consumatisi tra il giugno 2012 e il marzo 2014, ossia fino a poco prima del blitz dei carabinieri del Nucleo investigativo di Terni che, coordinati dal pm Petrazzini, hanno smantellato l’attività di meretricio che veniva fatta compiere in particolare a quattro ragazze all’epoca di età compresa fra 14 e 17 anni e tutte parti offese nel procedimento, tra di loro anche una giovane italiana a cui è stata riconosciuta una condizione di inferiorità psichica. Due anni fa, quando scattarono le misure di custodia cautelare, in manette finirono cinque persone la madre rumena oggi 49enne di una delle minorenni sfruttate, due uomini di Spoleto di 68 e 53 anni e un 29enne albanese residente ad Acquasparta. Altri tre ternani di 80, 72 e 68 anni vennero accusati di essere clienti e quindi denunciati.

Procura chiede rinvio a giudizio per otto Per loro il gip di Perugia Andrea Claudiani, su richiesta del collega Petrazzini, dispose il divieto di avvicinamento alle minorenni. Dalle carte dell’accusa riemerge un quadro truce già raccontato nelle settimane immediatamente successive alle misure cautelari, fatto di rapporti sessuali consumatisi in alcuni casi in un noto albergo di Spoleto, cittadina che le ragazze raggiungevano in treno e dove incontravano i clienti, e pagati a volte in denaro, più spesso in gratta e vinci e sigarette. In particolare ai due spoletini viene contestato anche il reato di violenza sessuale ai danni della minorenne a cui è stata riconosciuta l’inferiorità psichica. Numerosi gli episodi contestati alla presunta Ape regina che avrebbe pattuito e incassava in toto o in parte compensi, ospitato le minorenne in casa propria a Terni dove poi sfilavano i clienti, ma anche accompagnato una delle vittime su una strada nella zona di Rimini dove, però, la prostituzione non è si sarebbe consumata per il rifiuto sia della giovane che del cliente in ragione dell’apparente minore età della ragazza.

 

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