di M. To.
Quello che si compone, nella vicenda relativa alle baby squillo di Terni, è un quadro composto da colori lugubri. Le indagini sono andate avanti per mesi e gli inquirenti hanno raccolto una quantità di materiali che rendono chiaramente l’idea di come si sia sviluppala la vicenda.
Gli inquisiti Le manette sono scattate per tre uomini e una donna – la madre rumena 47enne di una delle minorenni sfruttate di cui non divulgheremo il nome per tutelare la vittima, due uomini che lavorano per una impresa funebre, Sauro Santarelli e Marco Sabatini di Spoleto di 66 e 51 anni e Sokol Vihska, un 27enne albanese residente ad Acquasparta. Altri tre clienti ternani di 78, 70 e 66 anni sono stati denunciati e il gip di Perugia Andrea Claudiani su richiesta del sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Perugia, Giuseppe Petrazzini, ha disposto per loro il divieto di avvicinamento alle minorenni.
L’inchiesta Le indagini avevano preso avvio dopo che, ad ottobre dello scorso anno, una delle giovani si era allontanata da casa e la madre aveva denunciato il fatto con evidente ritardo. Quando era stata rintracciata, dagli agenti della squadra mobile di Terni, la ragazza aveva riferito di essersi allontanata da casa per dissidi con la madre e poi di essere stata ospitata da due sue connazionali e di essere stata invitata dalle due a prostituirsi. Poi aveva aggiunto di essersi trasferita a casa della seconda delle due donne, e del suo compagno, dove sarebbe stata di fatto sequestrata e chiusa a chiave senza possibilità di uscirne, fino a quando, approfittando della porta aperta, era fuggita
Le intercettazioni Per cercare di ricostruire il puzzle gli investigatori hanno ascoltato diverse persone e, tra le altre, un’altra minorenne rumena che aveva confessato di di essere stata invitata a prostituirsi da una delle due donne indicate dalla protagonista della fuga trasformatasi in sequestro. Dopo quella testimonianza sono state disposte delle intercettazioni telefoniche, che hanno permesso di scoprire parecchie cose.
Niente scuola Per esempio quando le ragazze non erano andate a scuola, ma a Spoleto e per alcune ore, raggiunto il luogo di destinazione, i loro telefoni erano risultati spenti o irragiungibili. O quando era emerso che una delle due andava spesso proprio a Spoleto, dove uno degli indagati vive e che le faceva costosi regali, tra i quali un telefono cellulare. In particolare, in una telefonata, l’uomo le diceva che per 600 euro doveva andare da lui dieci volte e che potevano contrattare un pagamento in parte anticipato, anche riguardo al telefonino.
Le ‘bruschette’ In una telefonata, due degli indagati, parlano tra loro in questi termini: «Allora è confermato per quelle du’ bruschette, du’ bruschette eh!», diceva uno, mentre l’altro replicava «Va bene allora c’ho libera la 101 e a 103 sotto, te accendo quelle». Il linguaggio in codice si riferirebbe ad un incontro sessuale a pagamento con una delle ragazze e con sua madre, che avrebbe contribuito a organizzare la prostituzione della figlia, peraltro prostituendosi essa stessa; cercando anche di sanare dissidi tra la figlia ed i suoi clienti; facendosi consegnare parte del ricavato e comunque utilizzando le entrate come contributo alle spese della famiglia.
«Venti euro» In un’altra telefonata, uno degli indagati parla con una delle ragazzine: «Che facciamo oggi?», le chiede, con lei che replica: «Che vuoi fa’?». Lui la invita: «Vieni a casa?»; e lei: «Io ci posso anche venì’, pero ai miei che gli dico?». L’uomo: «Che vai a lavorà’, a fa’ due o tre ore, ad una casa», con la ragazza che replica: «Sì, e dopo i soldi do’ cacchio li prendo?». E qui scatta l’offerta: «Te li do. Ti do venti euro, gli dici ‘ho fatto tre ore’».
Le ‘pulizie’ Ancora un’intercettazione telefonica. A parlare è un uomo, che parla con altro di una delle regazze: «Senti, ma tu dimme la verità, te la sei scopata mai?», ottenendo questa risposta: «Io, no. No, no». Per poi vantarsi: «E io tante volte» e proseguire con «senti te volevo di’ questo no..che la madre poco tempo fa te l’avevo raccontato?..Che gli ho prestato cento euro». Al che l’altro replica: «Sì de cento euro che dovevi prestaie, sì qualche cosa del genere». Il primo uomo dice che non li ha mai riavuti indietro: «perché la figlia ha detto che scontamo con il lavoro per lavare i panni e fare le pulizie di casa. Io, invece, essa quando ce la faccio venì’, le pulizie non gliele ho fatte fa’ mai, me la trombo».
I soldi Lo stesso uomo, intercettato con una delle ragazze: «Sto a fa’ spesa, ho comprato sei panettoni, ma a te non ti compro niente perché non ti voglio più bene», e lei che chiede: «Non mi vuoi più bene?». Lui, ridendo, chiede se il padre abbia pagato l’assicurazione, perché «lo sai sabato che devi fa’, si?». Alla richiesta di spiegazioni della ragazza, l’uomo replica così: «Ah, beh. Come, m’hai chiesto cento euro, te ne ho date novanta e non te dovevo da’ una lira perché mi facevi fa tutto gratis. Invece te ne ho date novanta». In un’altra conversazione, lo stesso uomo chiede se la ragazza ha provveduto a cambiare il numero di telefono, perché «ti ho dato cinquanta euro», ricevendo come risposta un «e sì, però lo sai che c’ho fatto? Mi so’ comprato un paio di pantaloni e una maglietta». Al che lui replica: «A questo punto te ne davo di più». Poi, nelle registrazioni, c’è anche di peggio.
Gli interrogatori Nella giornata di mercoledì è stata sentita la mamma accusata di essere una delle protagoniste dell’intreccio e che ha chiesto di essere sottoposta ad una misura cautelare diversa dal carcere, mentre venerdì sono stati interrogati gli ‘spoletini’ e la prossima settimana toccherà ai tre ‘ternani’.
