di Enzo Beretta
Quello di Mara Calisti, assassinata nel suo appartamento di Todi nella notte tra il 14 e 15 luglio del 1993, è uno dei delitti insoluti dei quali tanto si parlò tempo fa, accumunato da un fitto mistero agli omicidi di Simonetta Cesaroni ed Alberica Filo Della Torre. Sono trascorsi tren’anni dal delitto della 36enne umbra avvenuto alle 3.45 di una calda notte durante la quale un grido disperato svegliò gli inquilini della palazzina di via Angelo Cortesi.
L’uccisione Mara Calisti si trascinò sanguinante, vestita con slip e reggiseno, dalla propria camera da letto a quella del padre Mario. «Babbo, guarda cosa mi hanno fatto», furono le ultime parole pronunciate da lei prima di accasciarsi al pavimento. Uccisa da un taglio profondo inferto con un’arma appuntita sotto la mammella destra – avrebbe chiarito l’autopsia – che le aveva reciso l’aorta.
La scena del crimine Nessuna traccia del killer nell’appartamento: la sua stanza è in ordine, l’arma del delitto non si trova, le finestre sono chiuse e la porta non ha segni di effrazione. Il rebus porta inizialmente all’iscrizione dell’anziano padre nel registro degli indagati ma nel 2001 viene prosciolto. Nel frattempo si fa largo la pista della vendetta sentimentale: da tempo Mara, impiegata part-time in uno studio legale, si frequenatava con un uomo più grande di lui, un professionista di Todi che però quella sera ha un alibi di ferro (l’uomo era difeso dall’avvocato Luca Maori).
Trent’anni dopo Sono passati trent’anni da quel delitto. Un giallo italiano, enigmatico tra i ‘delitti della camera chiusa’. Tre decenni dopo il delitto – nonostante le tante ipotesi e sospetti – non è stato individuato il responsabile del crimine e il giallo di Mara Calisti è ancora avvolto nel mistero.
