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mercoledì 7 dicembre - Aggiornato alle 19:03

Assisi, pazienti maltrattati nella comunità per malati: chiesti 30 anni di carcere

La Procura sollecita la condanna per 8 persone accusate a vario titolo anche di lesioni e sequestro

©Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta 

Trent’anni di carcere sono stati chiesti dalla Procura della Repubblica di Perugia al termine del processo contro il gestore e gli operatori di una struttura socio riabilitativa di Torchiagina di Assisi accusati a vario di titolo di maltrattamenti, lesioni e sequestro di persona avvenuti tra il 2014 e il 2016. Cinque anni di reclusione è la pena richiesta per tre imputati, tra i quali il responsabile della struttura; tre anni invece sono stati sollecitati per cinque persone, anche loro accusate di aver «maltrattato i pazienti attraverso aggressioni fisiche e psicologiche». Secondo la ricostruzione gli ospiti sono stati «colpiti con schiaffi, bastonate, calci e pugni, sono stati tirati loro i capelli e sono stati lasciati senza pasti» oppure «chiusi a chiave in bagno». Tutto questo – si legge nel capo di imputazione – per aver «disobbedito o non aver rispettato le regole interne». Il pm Filomena D’Amora ha chiesto al giudice Francesco Loschi, infine, di assolvere tre imputati: la formula utilizzata dalla Procura è quella della vecchia insufficienza di prove.

SENZA CIBO E CON LA BOCCA TAPPATA DALLO SCOTCH

«Sequestrati nel bagno» Stando a quanto emerso nel corso delle indagini alcuni pazienti sono stati vittime di sequestro: «Sono stati chiusi a chiave in un bagno, legati per le mani e i piedi, a sedie e ad altri supporti, lasciati legati tra loro a terra. In certi casi – prosegue il pubblico ministero nella richiesta di rinvio a giudizio – con la bocca tappata dal nastro adesivo». Scorrendo gli atti della Procura ci sono episodi di violenza e umiliazione: un’anziana donna è stata offesa e strattonata perché si era sporcata gli indumenti intimi con le feci, in un’altra circostanza a un’altra paziente è stato fratturato l’avambraccio solamente perché «continuava a parlare tra sé e sé». Minacce per alzarsi dalla sedia a rotelle sarebbero state rivolte a un uomo al quale è stato mostrato un bastone, un altro ancora è stato aggredito verbalmente perché chiedeva di vedere una partita di calcio in televisione, «costretto» un’altra volta «a inginocchiarsi per terra a raccogliere alcuni fazzoletti» prima di essere afferrato per il collo, trascinato a terra e colpito con un pugno.

INSULTI, UMILIAZIONI E MALTRATTAMENTI

«In punizione con la fronte contro il muro» Ordini ai pazienti – sempre stando a quanto si legge – sono stati impartiti a mo’ di punizione per farli «rimanere in piedi con la fronte contro il muro». Nel giardino della struttura – per come è emerso nel corso dell’inchiesta – a un paziente sdraiato sotto ad un albero è stato «rovesciato un secchio pieno d’acqua»; un bicchiere, invece, sarebbe stato versato in faccia a una donna che si era addormentata in mensa mentre attendeva il pranzo. Altri pazienti ancora sarebbero stati «costretti a lavarsi i denti nelle fontane dei giardini». Nell’ottica accusatoria il responsabile legale della struttura – difeso dall’avvocato Luca Gentili – «ometteva di intervenire nonostante fosse a conoscenza dei comportamenti che avvenivano lì dentro, dando sostegno morale agli esecutori di certe condotte». Gli altri imputati sono assistiti dagli avvocati Alessandro Bacchi, Giuseppe Grande, Sara Napoleoni, Maria Laura Antonini, Gabriele Brindisi e Michele Morena.

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