La conferenza stampa dei carabinieri

di Enzo Beretta

L’inchiesta Burning Earth dei carabinieri della Compagnia di Assisi ha portato in carcere tre persone, due sono state ristrette agli arresti domiciliari mentre ad una donna di 85 anni è stato imposto il divieto di avvicinarsi ai 13 imprenditori agricoli che dal marzo 2014 hanno denunciato estorsioni o tentate estorsioni da parte di due famiglie di etnia rom.

I danneggiamenti Secondo la ricostruzione dell’Arma il danno provocato ammonta a 386 mila euro: capannoni agricoli danneggiati, trattori bruciati insieme a rotoballe di paglia e di fieno. Durante un incendio tra Tordandrea e Castelnuovo di Assisi, è stato ucciso perfino un cavallo.
Come Cosa nostra «Il metodo – ha spiegato il colonnello Cosimo Fiore – è simile a quello utilizzato da Cosa nostra, con la differenza del contesto ambientale umbro, certamente diverso rispetto alla Sicilia, e l’assenza del reato associativo».

Tre generazioni In ogni modo tre generazioni sono state coinvolte nell’indagine: il nipote più giovane ha 22 anni, la «capostipite» è un 85enne. I reati contestati dalla procura di Perugia vanno dall’estorsione alla tentata estorsione, le due famiglie di etnia rom sono stanziali in Abruzzo e in Molise ma sono integrate nel tessuto sociale umbro.

24 anni di sudditanza Questo rapporto di sudditanza di titolari di piccole e medie imprese nei confronti dei rom – è stato spiegato – dura ormai da 24 anni ed è venuto a galla grazie alla Diocesi di Assisi che ha parlato agli investigatori delle minacce subìte da alcuni agricoltori della zona.
Dai polli al racket Spiega il maggiore Marco Sivori: «Negli anni le richieste sono diventate sempre più pesanti. Inizialmente venivano chieste taniche di gasolio, polli, pezzi di carne, rotoli di fieno, oggetti di scarso valore, poi il gruppo ha alzato il tiro e chiedeva il pizzo per garantire protezione».

Un’estate rovente Il comandante provinciale si è soffermato su una frase rivolta ad una persona offesa: «Se non paghi trascorrerai un’estate molto calda». All’imprenditore sarebbe stato mostrato anche un cerino. Prosegue l’ufficiale: «Come nelle zone ad alta densità mafiosa sono stati proposti pacchetti: 600 euro al mese, 6.000 all’anno oppure un’assicurazione casco da 20.000 euro». Nel corso delle indagini i carabinieri hanno eseguito intercettazioni telefoniche e attivato videocamere per riprendere gli incontri tra i presunti estorsori e le loro vittime. Non sono mancate – è stato riferito in caserma – intimidazioni destinate ai figli.

Fiducia verso le istituzioni «Fortunatamente – sono le parole di Fiore – in Umbria c’è una forte fiducia verso le istituzioni da parte dei cittadini che si rivolgono alle forze di polizia per chiedere aiuto. L’estorsione è un reato subdolo che provoca danni all’economia locale e alle vittime».

Il coraggio delle vittime Il maggiore Sivori ha sottolineato «il coraggio delle vittime che hanno denunciato episodi così gravi» e ha «garantito la vicinanza dell’Arma anche dopo l’operazione di polizia».

«Alert criminali» All’incontro con i giornalisti hanno partecipato anche il tenente Davide Franco del Nucleo operativo e radiomobile di Assisi e il maggiore Carlo Sfacteria del Reparto operativo di Perugia. «L’indagine è scattata nel 2014 – ha detto Franco -. I primi contatti con gli imprenditori vessati venivano intrattenuti dai vertici del gruppo che poi mandavano avanti i più giovani. Sfacteria ha ribadito l’impegno dell’Arma a monitorare i cosiddetti «alert» tipici di criminalità di altre regioni.

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