La toga di un magistrato della Corte dei conti (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Ha parlato di «condotta gravemente colposa, se non intenzionale» la Procura regionale della Corte dei conti trattando mercoledì il caso di una dipendente dell’Unep di Assisi, ovvero l’Ufficio notificazioni ed esecuzione protesti della (soppressa) sezione distaccata del tribunale. L’atto di citazione parla di una richiesta di condanna pari a 65 mila euro, che riguardano quasi 37 mila euro di omessi versamenti di contributi a favore dell’Inps (quelli dei dipendenti della struttura) e di 27 mila relativi a cartelle di pagamento dell’Agenzia delle entrate. I fatti risalgono al periodo che va dal gennaio 2011 all’agosto 2013, con la magistratura contabile che si attiva dopo l’avvio del procedimento penale per peculato e altri reati (conclusosi con un non luogo a procedere per insussistenza del fatto relativamente alla falsità ideologica, mentre c’è un altro procedimento in corso relativo ai pignoramenti).

Il caso Come osservato dall’avvocato della donna, Alessandro Bacchi, il bubbone scoppia in seguito a un’ispezione, subito dopo la quale la dipendente si è autodenunciata spiegando che avrebbe fatto fronte con il proprio Tfr, oggetto di un decreto di sequestro. Di fronte alla Sezione giurisdizionale regionale presieduta da Salvatore Nicolella, il viceprocuratore Pasquale Principato ha chiesto la conversione di questo decreto, spiegando che da parte della donna ci sarebbe stata una «violazione del dovere di servizio». Da parte sua Bacchi ha sottolineato che «bisogna capire perché quell’ammanco c’è stato. La sede distaccata di Assisi era quella che lavorava di più, vista la presenza di grandi aziende nel territorio, e lo faceva pur essendo sottodimensionata di almeno quattro unità».

La difesa In tutto «si parla di 3-400 euro al mese, non pochi, ma che in quella situazione si potevano accumulare. Lei avrebbe dovuto controllare meglio i sottoposti, ma sul profilo soggettivo va valorizzato il comportamento tenuto, che esclude il dolo o la colpa grave. La contabilità in quell’ufficio veniva fatta a mano e la dipendente svolgeva più compiti, dalla cassa ai conti». In più è stata ottenuta una rateizzazione in 24 mesi di quanto dovuto e da parte della difesa «non è stato mai eccepito il fatto che, nonostante i contributi previdenziali si prescrivano in cinque anni, l’Inps non li ha mai chiesti». Oltre a ciò hanno influito sul comportamento della donna anche i frequenti viaggi in Francia per assistere un congiunto affetto da una rara malattia. Tutti motivi per cui è stata chiesta dalla difesa una riduzione del danno. La sentenza arriverà nelle prossime settimane.

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.