Il carcere di Capanne (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

La Corte dei conti dell’Umbria ha condannato tre persone – due agenti della polizia penitenziaria e un medico dell’Usl Umbria 1 – al risarcimento per danno erariale derivante da assenteismo fraudolento nel carcere perugino di Capanne, accertando la responsabilità per il disservizio causato all’amministrazione pubblica e, in due casi, anche per il danno all’immagine. Alla base della decisione, l’uso sistematico di certificati medici falsi che hanno giustificato assenze non dovute dal lavoro tra il 2015 e il 2018. I tre complessivamente dovranno restituire poco più di 4.200 euro. In tutto si parla di 42 giorni di assenza, 35 dei quali in capo a uno degli agenti.

Il caso Tutto nasce nel 2015, quando la direzione del carcere segnala alla Procura della Repubblica anomalie nei certificati di malattia presentati da alcuni agenti. Le indagini successive evidenziano un accordo tra personale della polizia penitenziaria e due medici in servizio presso lo stesso istituto penitenziario. I certificati venivano rilasciati in assenza di visite mediche, in molti casi prima dell’inizio della malattia dichiarata, e spesso in coincidenza con festività e ferie. Le verifiche incrociate con tabulati telefonici e dispositivi telepass hanno confermato che i beneficiari delle certificazioni si trovavano altrove nei giorni indicati come malattia.

Messa alla prova Nell’ambito del procedimento penale collegato, avviato nel 2019 con richiesta di rinvio a giudizio, i reati inizialmente contestati (assenteismo fraudolento) sono stati riqualificati come falsità ideologica in certificati. Alcuni degli imputati hanno richiesto l’accesso alla messa alla prova (una misura alternativa prevista dalla legge), che si è conclusa nel 2024 con l’estinzione del reato a seguito del risarcimento del danno alle amministrazioni coinvolte. Questo ha escluso la necessità di ulteriori azioni per il danno patrimoniale in sede contabile.

Il danno Come in tanti altri casi però la Corte dei conti ha ribadito l’autonomia del processo contabile rispetto a quello penale. La magistratura ha quindi accertato la responsabilità erariale per danno da disservizio nei confronti di tre soggetti, e per danno all’immagine nei confronti di due, in quanto dipendenti pubblici responsabili di comportamenti ritenuti fraudolenti. Il danno all’immagine, ha precisato la Corte, si configura solo in presenza di condotte particolarmente gravi da parte di dipendenti pubblici, e non si applica ai medici coinvolti, poiché le loro azioni non sono state oggetto di condanna penale definitiva per reati contro la pubblica amministrazione.

Le difese Una delle eccezioni sollevate dalla difesa riguardava la prescrizione dell’azione contabile. La Corte ha respinto l’argomentazione, sostenendo che «la prescrizione dell’azione di responsabilità amministrativa decorre dalla data di rinvio a giudizio in sede penale» e che le condotte, essendo state realizzate in modo tale da renderne difficile la scoperta, costituivano un «occultamento doloso» del danno.

Le cifre Gli importi dovuti per il danno da disservizio vanno da circa 140 a 900 euro, mentre i risarcimenti per danno all’immagine, calcolati in misura proporzionale, arrivano fino a poco più di 2.000 euro.  La richiesta complessiva della Procura era di oltre 16mila euro. Quella relativa al danno patrimoniale è stata respinta perché la cifra era stata già risarcita in sede penale. Il danno all’immagine è stato riconosciuto solo per i due agenti, poiché manca la condanna definitiva per gli altri. Il danno da disservizio, riconosciuto per tutti, è stato limitato ai casi ritenuti davvero significativi. Sia nel procedimento penale che in quello contabile era stata coinvolta una dottoressa, all’epoca in forze all’Usl 1, per aver rilasciato un solo certificato: in sede penale la donna è stata assolta per la particolare tenuità del fatto, mentre la magistratura contabile ha stabilito che la cifra chiesta per il danno patrimoniale (poco più di 100 euro) non fosse certa ed effettiva.

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