Il tribunale penale di Perugia

di Enzo Beretta

Approda in tribunale la vicenda giudiziaria legata all’evasione dalla caserma dei carabinieri di Castiglione del Lago di un albanese arrestato nel settembre 2023, quando era stato fermato a bordo di un’Alfa Giulia rubata, con targhe contraffatte, una pistola con matricola abrasa e arnesi per lo scasso. Il 40enne viene ritenuto responsabile dalla Procura della Repubblica di Perugia dei reati di detenzione abusiva di arma da fuoco, ricettazione di pistola Tanfoglio clandestina ma anche delle targhe contraffatte e dell’Alfa Giulia, di riciclaggio, possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli e, infine, di evasione. «Perché, essendo legalmente arrestato – scrive il pm Mario Formisano – e trovandosi presso la sala d’attesa della Stazione carabinieri di Castiglion del Lago (polizia giudiziaria che aveva operato l’arresto in flagranza), ne evadeva, allontanandosi e facendo perdere le proprie tracce». Per poi, essere, rintracciato nei giorni successivi.

Auto rubata I carabinieri avevano sorpreso lo straniero al volante di «un’auto risultata rubata, con targhe posticce e con all’interno un’arma con matricola abrasa»; l’auto sospetta «non si era fermata all’alt e si dava alla fuga per le vie di Castiglione del Lago» finché lo straniero ha abbandonato l’Alfa Romeo e «ha provato a fuggire a piedi». Senza successo, però, perché «è stato fermato». 

La perquisizione Nel corso della perquisizione è stato accertato che l’auto era stata rubata nel settembre 2023 e che le targhe sia quella davanti che quella dietro, erano «posticce» («in particolare su quella posteriore era stato apposto con un adesivo il sigillo dello Stato mentre quella anteriore era formata da materiale non conforme»). Nell’abitacolo sono stati rinvenuti, inoltre, una «pistola Tanfoglio Limited 40Hc cal. 40S&W con la matricola abrasa e la sicura disinserita, contenente un caricatore con 16 proiettili dello stesso calibro», nel portabagagli c’erano invece «strumenti atti allo scasso come una smerigliatrice angolare professionale e un piede di porco di grosse dimensioni». 

La fuga «Le circostanze in cui è stato operato l’arresto dell’indagato denunciano chiaramente come costui fosse intento a compiere un’azione predatoria o forse l’aveva già compiuta precedentemente – si legge negli atti – in effetti poco prima era stata segnalata un’azione furtiva commessa nella zona». L’uomo, portato in caserma, «in stato di arresto si è dato alla fuga»: «La disponibilità di un’arma denota una particolare pericolosità dell’indagato, confermata dalla decisione di scappare dai locali della caserma dei carabinieri». L’albanese viene difeso in questo processo dall’avvocato Vincenzo Bochicchio. Il processo si svlge davanti al collegio presieduto da Angela Avila e composto dai giudici Edoardo Esposito e Paolo Sconocchia.

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