Ermini in una delle sue giornate perugine della primavera 2010

di D.B.

Finisce in manette uno dei protagonisti dell’estate più brutta del Perugia Calcio, quella del 2010, quella del secondo fallimento in cinque anni. Su ordine della procura di Firenze infatti giovedì mattina è stato arrestato dalla guardia di finanza, nell’ambito dell’operazione denominata «colletti bianchi», il 53enne commercialista fiorentino Nicola Ermini, l’emissario degli sceicchi fantasma. Le accuse sono quelle di bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sui redditi. Destinatarie di misure cautelari anche altre dodici persone, tra cui commercialisti, imprenditori, un notaio e un dipendente del ministero dello Sviluppo economico. Otto le denunce nell’ambito di un’operazione che ha portato al sequestro di beni per 4,5 milioni di euro e alla scoperta di ben 75 partite Iva che appartenevano al solo Ermini.

Indimenticato e indimenticabile Il commercialista è un personaggio che i tifosi perugini ricordano e ricorderanno benissimo. Ermini fu nominato da Leonardo Covarelli amministratore unico del Perugia alla fine di aprile 2010 prima di presentarsi, il 3 maggio, come l’emissario di una fantomatica cordata di sceicchi gonfi di petrodollari. Accompagnato da un bizzarro «addetto stampa» (impegnato in una lotta senza pietà e senza quartiere alla lingua italiana e presentatosi allo stadio Curi con un bagagliaio colmo di sciarpe della Fiorentina) Ermini sosteneva che i fantomatici sceicchi, nascosti dietro una società anonima svizzera, la Barclaps&Partners, avrebbero voluto acquistare il Perugia senza passare dall’asta fallimentare. Niente sconti insomma, c’erano soldi a fiumi da investire e agli sceicchi una società fallita non sarebbe piaciuta.

Le due bozze Il 13 maggio, cinque giorni dopo una surreale conferenza stampa a Marcellano dove gli sceicchi fantasma tali rimasero, Ermini si presentò al Curi, nel giorno del presunto passaggio delle quote, solo con una «bozza di fideiussione non definitiva». Finì, sotto una triste pioggia, con una bozza sul parafango della sua Mercedes assestata da un tifoso imbelvito e, pochi giorni dopo, con il secondo fallimento del club in cinque anni.

Le accuse Secondo l’accusa Ermini, in passato tra l’altro tesoriere della Margherita e membro del collegio sindacale della centrale del latte di Firenze nel 2007, coinvolto anche nel crac della banca Romanelli avvenuto nel 2003, avrebbe commesso gravi irregolarità nella gestione della ditta edile Tecnorent, con sede a Firenze e fallita nel 2009, di cui era il legale rappresentate. Secondo quanto accertato dagli investigatori, coordinati dai pm Giuseppe Soresina e Angela Pietroiusti, nel 2006 la società avrebbe realizzato fittizi aumenti di capitale. In un caso con l’acquisizione di un ramo di un’azienda edile campana, la Fratelli Esposito snc, il cui valore, 835 mila euro, si sarebbe basato su una perizia contenente dati non veritieri.

Spogliato di ogni bene In un’altra occasione, attraverso il conferimento di obbligazioni di una società mineraria spagnola, il cui valore era di fatto pari a zero. Ancora, distraendo dalle casse sociali 235 mila euro, sotto forma di compensi mai approvati dall’assemblea dei soci. Sempre secondo quanto spiegato, Ermini si è spogliato formalmente di tutti i suoi beni, tra cui due immobili di prestigio nel centro di Firenze, in modo da sottrarli alle riscossioni forzose da parte del fisco, intestandoli a tre prestanome: Denis del Greco, 23 anni, finito agli arresti domiciliari, il padre Samuele del Greco, 43 anni e il nonno Giancarlo, entrambi sottoposti ad obbligo di dimora nel comune di Firenze.

Il notaio Essenziale, secondo la ricostruzione accusatoria, la complicità di un notaio residente a Firenze, Giuseppe Greco, 62 anni, agli arresti domiciliari. Nell’ambito dell’operazione sono finiti ai domiciliari anche gli imprenditori campani Felice Esposito, Giuseppe Esposito, Marco Longobardi e Giuseppe Esposito, oltre ai commercialisti Diego Lambertini e Francesco Mazzeo, entrambi residenti in Campania. Interdetto dall’albo un altro commercialista di Napoli. Ai domiciliari, per il reato di corruzione, anche il dipendente pubblico Valter Canavese, 51 anni, accusato di aver ricevuto somme di denaro per favorire le persone coinvolte nel fallimento.

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