agente della polizia (foto Fabrizio Troccoli)

di MA.T

L’operazione ha inizio da una macchina sospetta. All’interno persone di nazionalità diversa che – secondo la polizia – non erano solite frequentarsi tra di loro. A metterli insieme probabilmente c’era un interesse. E l’interesse sarebbe potuto essere di natura illegale. Questa la logica seguita dagli agenti della squadra mobile che hanno fermato quell’auto. Ma a rendere maggiormente verosimile le supposizioni degli agenti è stato il comportamento dei quattro sorpresi nell’auto, rendono noto i poliziotti. Infatti al momento del fermo, avvenuto a Ponte San Giovanni, i quattro avevano un comportamento palesemente concitato, non tranquillo. Non restava che congelare la situazione, ovvero assicurarsi che i quattro fossero sotto stretta sorveglianza degli agenti così da non poter compiere nessun tipo di azione, preservare l’auto sulla quale erano in viaggio assicurandone anche quanto presumibilmente veniva nascosto all’interno e avviarsi in questura con i quattro.

E’ lì che all’interno dell’abitacolo viene rinvenuta una borsa, con la cerniera ancora aperta, al cui interno ci sono 310 grammi circa di eroina. In carcere sono finiti Ajili Sahbi, nato in Tunisia il 4 giugno 1986, in Italia senza fissa dimora, clandestino, Nikolaychuk  Oleksandr, nato in Ucraina il 15 giugno 1991, residente a Perugia, Stoyanova Ivanka Miladinova, nata in Bulgaria l’11 novembre 1988, residente a Napoli, Aguayo Trivino Angel Omar nato in Ecuador il 2 agosto 1991, residente a Perugia, risultato regolare. Dalle prime ricostruzioni degli agenti si potrebbe trattare di una organizzazione definita dagli inquirenti «una multinazionale», che spacciava all’ingrosso. Probabilmente i quattro erano di ritorno da un viaggio al sud Italia, nel napoletano, dove avrebbero aquistato questa partita di droga destinata allo spaccio al dettaglio nel perugino

Rimpatriati alcuni detenuti. La polizia rende noto che «Continua l’ intensa attivita’ dell’ufficio immigrazione finalizzata al rimpatrio mediante accompagnamenti alla frontiera di stranieri condannati per reati in materia di stupefacenti, contro la persona e il patrimonio e detenuti negli istituti di custodia penitenziaria di questo circondario (Perugia e Spoleto). La possibilita’ da parte della magistratura di sorveglianza, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, di infliggere allo straniero clandestino in prossimita’ del fine pena la sanzione sostitutiva o la misura di sicurezza dell’espulsione dallo stato, consente di pianificare l’attivita’ di accompagnamento in funzione preventiva, evitando cosi’ che lo stesso, dimesso dal carcere e permanendo la situazione di irregolarita’ sul territorio nazionale, possa intraprendere nuovamente attivita’ illegali.Presupposto per l’applicazione della misura e’ l’esatta identificazione dello straniero privo di documenti.

Sono stati questi i presupposti legislativi e legali che nei giorni scorsi hanno consentito ai poliziotti dell’ufficio Immigrazione di accompagnare alla frontiera tre albanesi Gjergj di 44 anni, Ledjon di 34 anni e Defrim di 30 anni. Il primo, espulso in esecuzione del provvedimento emesso dal prefetto, è arrivato in Italia nel 1995; da quel momento in poi ha sempre violato la legge penale, evidenziando il chiaro sintomo della volontà di delinquere, e di trarre in parte dalle attività delittuose il suo sostentamento. Lika ,detenuto presso il Carcere di Spoleto, è stato invece espulso su esecuzione del provvedimento emesso dall’ufficio di Sorveglianza di Spoleto. Era detenuto nel carcere di Spoleto perché condannato definitivo. Idrizaj, espulso, è arrivato in Italia clandestinamente nel 1998, regolarizzandosi nel 2002. Da quell’anno in poi è stato un susseguirsi di attività delittuose. Grazie ai mirati accertamenti svolti dai poliziotti dell’ufficio Immigrazione si è potuto dimostrare l’appartenenza del medesimo alla categoria delle persone pericolose per la sicurezza e la moralità pubblica e quindi procedere alla sua espulsione».

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