di Francesca Marruco
Questa volta l’immaginario pallone della partita che si gioca al processo Appaltopoli è entrato nella rete delle difese. Calciato dal collegio dei giudici presieduto da Daniele Cenci che di fatto ha respinto l’eccezione sollevata dai legali. I tanti avvocati che difendono i 41 imputati assaporavano già il momento in cui i giudici avrebbero dichiarato inutilizzabili la maggior parte degli atti d’indagine che la squadra mobile coordinata dal pm Manuela Comodi aveva messo in fila per provare la spartizione illecita degli appalti della Provincia di Perugia, invece non è stato così.
Atti utilizzabili Dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, i giudici Cenci, Volpe e Paina sono usciti con quattro pagine di ordinanza con cui reputano inutilizzabili solo gli atti successivi alla scadenza dei termini per le prime iscrizioni nel registro degli indagati, di giugno 2008, relativi ai reati non permanenti. Cioè non all’associazione per delinquere contestata a tutti, in cui, di fatto, venivano ricompresi tutti gli altri reati. E dichiarano sostanzialmente utilizzabili tutti gli altri atti di indagine, salvo riservarsi dei distinguo in sede di sentenza per i vari reati contestati ai singoli imputati. E ovviamente tranne le intercettazioni, già dichiarate inutilizzabili all’inizio del processo.
Il termine di scadenza Ed era stato l’avvocato Franco Libori, e con lui tutti gli altri, a chiedere al collegio che venissero dichiarati inutilizzabili gli atti della procura successivi al termine di scadenza per le indagini preliminari in modo che i testimoni non potessero riferire in merito agli atti stessi. E proprio sul termine di scadenza, calcolato dal momento dell’iscrizione a notizia di reato, si è giocata tutta la partita. Le prime iscrizioni di persone indagate sono del giugno 2007. Per le difese i termini scadevano dunque a fine dicembre visto anche che il pubblico ministero non aveva fatto nuove iscrizioni fino al maggio del 2008 e alla richiesta di misure cautelari del giugno dello stesso anno.
Il pm: non potevo iscrivere per reati non ancora commessi Il pubblico ministero ha invece sostenuto che non poteva iscrivere nessuno nel registro degli indagati prima che i reati venissero commessi e accertati, e che dunque, i termini di scadenza per le indagini relative a quei reati, sono per forza di cose successivi a quelli individuati dalle difese. Il pm ha poi di fatto aggiornato le iscrizioni nel maggio del 2008 e al momento della richiesta di misure cautelari. Tardi? Per le difese assolutamente si.
I fax L’udienza è poi ripresa con la deposizione del capo della squadra mobile Marco Chiacchiera. Che ha subito dato vita ad un altro scontro. Quello sui fax. Il contenuto dei fax è stato intercettato. Ma le intercettazioni sono inutilizzabili. Dunque se ne può parlare o meno? Per le difese no. I giudici decidono che per ora non si parla del contenuto e se questi fax sono stati sequestrati poi si vedrà. Intanto in aula il capo della mobile fa notare che «fax compromettenti non venivano conservati, ma immediatamente distrutti, quindi è difficile che ci siano stati molti sequestri». «E’ una considerazione che il teste non può fare» tuonano in coro le difese. « Il tribunale saprà distinguere gli aggettivi», taglia corto il presidente del collegio Daniele Cenci.
Ristrutturazioni alla villa del dirigente per 40 mila euro Chiacchiera ha anche riferito dei circa 40 mila euro di fatture che secondo l’accusa sarebbero state pagate da una delle ditte che più spesso si aggiudicava le gare d’appalto della Provincia per ristrutturare la villa del responsabile dell’area viabilità della Provincia stessa , l’ingegner Adriano Maraziti. Che con i titolari della ditta non avrebbe alcun rapporto tale da giustificare tale regalia. Si torna in aula l’11 luglio. Ancora, per la terza udienza consecutiva, con la deposizione del capo della mobile.

