di Chiara Fabrizi

Hanno chiesto di processare anche il Comune di Marsciano e tre società coinvolte nella concessione e nella gestione dell’impianto natatorio, i familiari di Amin Touaf, il 32enne annegato il 10 agosto 2024 nella piscina comunale di Marsciano, dove secondo la ricostruzione dell’accusa è rimasto per circa 7 minuti prima di essere tirato fuori dalla vasca, quando però aveva ormai inalato troppa acqua, la stessa che gli ha causato la morte per asfissia acuta da annegamento.

La citazione dei responsabili civili è stata richiesta oggi, nell’ambito dell’udienza preliminare a carico di quattro persone, per le quali la Procura di Spoleto ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo. A chiedere di processare anche il Comune e le tre società sono stati gli avvocati Donatella Donati e Romina Fontetrosciani, che sempre oggi si sono costituite parti civili per la vedova, il figlioletto che oggi non ha neppure due anni, i genitori, il fratello e le sorelle. Sulla citazione dei responsabili civili, però, il gup Maria Silvia Festa del tribunale di Spoleto si è riservata la decisione, che sarà sciolta nell’ambito della prossima udienza fissata per la metà di aprile.

La Procura di Spoleto, titolare del fascicolo il sostituto Vincenzo Ferrigno, ha chiesto il processo per i due assistenti bagnanti che quel giorno erano in servizio, si tratta di due ragazzi di Marsciano di 29 e 21 anni, e anche per i due rappresentanti legali di altrettante società coinvolte nella concessione e gestione della piscina di Marsciano, si tratta di un 70enne e di un 41enne anche loro residenti a Marsciano.

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