di Fra. Mar.
La risposta dei compagni, compas, come si definiscono loro, dopo gli arresti di mercoledì mattina disposti dal tribunale di Perugia contro dieci persone accusate di associazione sovversiva, non si è fatta attendere. Navigando nei siti di riferimento dei gruppi anarchici, è impossibile non imbattersi in comunicati e opinioni contro l’operazione del Ros, Ardire. Soprattutto in questa lettera, firmata da Tomo, indagato nell’operazione Ardire.
Ecco il testo: «E’ la stessa storia che si ripete. Nel contesto di una maxi-operazione (“Operazione Ardire”… ma che nome del cazzo è?) contro anarchici ed incendiari della pace sociale, alle 4.00 della notte tra il 12 ed il 13 giugno, subisco una perquisizione domiciliare da parte dei Ros di Perugia e di Bologna, oltre ad un paio di carabinieri locali (anche se con esito negativo, a differenza dell’ultima). Cercavano le stesse cose dell’altra volta: computer, materiale esplodente, ecc. Questa volta, però, con una simpatica sorpresa: i signori in divisa, mi informano del fatto che è stata aperta un’indagine nei miei confronti, per il solito articolo 270bis.
Voglio comunque chiarire che, sebbene mi sia stato assegnato al momento un avvocato d’ufficio, revocherò ogni difesa legale, poiché nego il diritto e non riconosco nessuna autorità, giudiziaria o meno. In ogni caso, una classica retata in grande stile, per la quale, tra l’altro, sono in custodia cautelare una decina di anarchici e sono sotto indagine più di una ventina di persone, tra cui anche alcuni/e compagni/e della CCF, ma è ancora presto per avere un quadro generale della situazione. Che dire? Sarebbe ripetitivo sottolineare che, nonostante tutti gli anni di galera sotto i quali possono seppellirci, l’incendio che portiamo dentro è ormai inarrestabile. Esso si espande, fiero, ed incontra le fiamme degli affini di ogni dove, coloro che, in un mondo come questo, accettano un’unica posizione: quella dell’attacco.
Questi straordinari compagni, il cui odio brucia come mille soli che splendono nel cielo, sono gli amici ed i fratelli con cui condividiamo rabbia e dolore, lacrime e sorrisi, dubbi e passioni che pesano come macigni e fischiano come piombo; sono coloro che minacciano la società, le sue leggi ed i suoi difensori con la loro stessa esistenza; sono quei ribelli indomiti che illuminano le notti e dipingono le città coi colori della distruzione e della rivolta. Anche da dietro le sbarre delle carceri o all’interno dei tribunali, i loro sguardi, le loro parole ed i loro pensieri sono armi pericolose e si fanno lime affilate per l’evasione, benché giudici e PM tentino di soffocare in loro qualsiasi barlume di potenza individuale. Ma questi scarti umani non possono fermare la furia iconoclasta che si sta diffondendo come un virus. Noi siamo l’infezione… e non c’è nessuna cura. Né per i “padroni”, né per i “servi”. Il caos è alle porte… Un gigantesco, incandescente, complice abbraccio di fuoco a voi, compagni. Solidarietà totale con i ribelli arrestati ed indagati per la distruzione della società. Che il ruggito delle polveri squarci il silenzio della pace sociale. Viva l’anarchia! Tomo, 13 giugno, dal mio Nulla.»

