Il corteo degli anarchici (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

«Anarchia, destabilizzazione, azione diretta, insurrezione». E’ uno degli slogan che circa un centinaio di persone hanno intonato sabato pomeriggio in via dei Filosofi, nel corso della manifestazione di solidarietà per gli arrestati nell’ambito dell’operazione Ardire del Ros dei carabinieri. «Liberi tutti e tutte» recitava lo striscione di apertura del corteo.  Che avrebbe dovuto percorrere il tratto di strada che va dal parco S. Anna ai Giardini del Frontone.

Pensare è reato «Siamo qui perché vogliamo costruire un percorso cittadino – ha detto una donna al microfono prima della partenza del blindatissimo corteo- , per chiedere una sicurezza che non c’è. Perché ogni mattina c’è qualcuno che ci ricorda che pensare è reato, che non dobbiamo pensare. Ogni mattina leggiamo la stampa viziata che crea nuovi mostri.  C’è paura per tutte le misure repressive che questa città sta costruendo» .

Stato di allerta e il 270 bis «Vogliamo costruire un percorso che inizia oggi e che stabilisce che la città da questo momento è in uno stato di allerta, allerta non allarme – ha detto ancora -. Diciamo no all’allarmismo sociale, non ci faremo imprigionare tutti. Non abbiamo paura. Negli ultimi tre anni a Perugia il 270 bis è stato usato in maniera seriale. Inizia l’estate e arriva un 270 bis. Non abbiamo intenzione di distogliere lo sguardo dalle contraddizioni che questa città ci offre e non ci sta bene che faccia spallucce».

Comodi e Ganzer La manifestazione convocata da qualche giorno via web era intitolata «sCOMODIamo la città», con l’evidente riferimento al pubblico ministero titolare dell’indagine Manuela Comodi, che insieme al generale Giampaolo Ganzer del Ros è stata la principale destinataria di offese e minacce. I manifestanti, e in generale chi solidarizza con le persone arrestate, stigmatizza  il fatto che l’arresto di alcune persone sia stato disposto da un generale condannato a 14 anni di reclusione . Si interrogano sull’opportunità che un’operazione del genere poi sia diretta da qualcuno con una condanna, seppur in primo grado, tanto alta. E prendono di mira il pm, di volta in volta chiamato, «boia» o «belva». Dopo l’arresto delle otto persone accusate di associazione sovversiva sono anche comparse scritte offensive in qualche muro della città.

Il teorema Secondo la confederazione Cobas poi, ci sarebbe un disegno per  «fare di questa Regione un laboratorio, in cui si sperimentano quelle nuove tecniche repressive, di cui questo agonizzante sistema capitalistico ha  un bisogno disperato. Attraverso teoremi, che non contestano reati specifici, ma le idee, si vuole limitare l’agibilità politica, eliminare il conflitto sociale e politico, intimidire coloro che portano avanti le lotte di massa nel territorio». Gli avvocati degli arrestati intanto preparano il ricorso al Riesame.

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