di Enzo Beretta
Il giudice per l’udienza preliminare Natalia Giubilei ha rinviato a giudizio un perugino di 34 anni ritenuto responsabile del reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della compagna e della figlia. Il processo per lui inizierà il 14 gennaio 2026. Gli atti giudiziari raccontano «plurimi atti di minacce e violenze» nei confronti della donna che quando ancora era incinta sarebbe stata gridata la frase «ammazzo la bambina che hai in pancia». Insieme agli «schiaffi» il pm ricostruisce un episodio nel corso del quale alla persona offesa sarebbe stato «somministrato Xanax a sua insaputa per farla calmare».
Lo «schiaffo correttivo» I fatti oggetto delle contestazioni – si apprende – sono avvenuti fino alla metà di gennaio 2025. «Sia antecedentemente alla nascita della figlia, nata nel 2023, sia dopo – spiega il sostituto procuratore Franco Bettini nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari – la minacciava reiteratamente con frasi come ‘Ammazzo la bambina che hai in pancia’ e la colpiva con schiaffi, affermando che si trattava di uno ‘schiaffo correttivo’, percuotendola e spintonandola violentemente in occasione delle discussioni». Il magistrato lo accusa anche di aver «sminuito il valore della donna, con atteggiamenti e frasi, accusandola di non lavorare, di non essere capace di fare nulla e di non essere capace di fare la madre». Ecco, quindi l’episodio dello Xanax: «Le somministrava, in una occasione, un farmaco tranquillante (Xanax) a sua insaputa, per farla calmare, in questo modo coartando la sua volontà. Condotte che, anche a seguito di un ultimo episodio, nel gennaio 2025, in cui l’aveva lasciata per strada, facendola scendere dall’auto sulla quale la famiglia viaggiava, inducevano la persona offesa a denunciare i fatti alle forze dell’ordine e ad allontanarsi dalla casa familiare».
Il provvedimento del giudice «In sede di interrogatorio l’indagato ha fornito una diversa e plausibile versione dei fatti, a tratti opposta a quella resa dalla compagna, circa il ménage di coppia e circa l’uso di tranquillanti (Xanax) da parte della sua compagna, persona offesa – è scritto nel provvedimento del gip Simona Di Maria che il 24 febbraio ha revocato la misura cautelare -. In particolare, ha riferito una forte instabilità emotiva della compagna che la porta ad attacchi di ansia e a stati di agitazione per i quali non sta seguendo cure adeguate, dal momento che in maniera irregolare fa uso di farmaci calmanti (Xanax), talvolta abusandone. Ha chiarito che questa instabilità è fonte per lui di forti preoccupazioni, tanto da aver più volte cercato di persuadere la compagna ad intraprendere una cura anche psicologica, cercando l’aiuto e il sostegno dei parenti, ma senza risultati. Gli appunti che sono stati trovati in casa circa gli stati emotivi della donna – si legge ancora – ha spiegato, erano dettati dalla necessità di monitorarne le condizioni, in accordo con i parenti di lei che erano altrettanto preoccupati di come la ragazza stesse assumendo i farmaci».
«Una buona soluzione da separati» «Il quadro indiziario circa la responsabilità dell’indagato appare essere assai fragile – conclude il gip – mentre di contro sono emerse problematiche intime e proprie della persona offesa di un suo disagio che, probabilmente, ha radici altrove e non nel rapporto di coppia. Un disagio che pare averla indotta a distorcere la realtà raccontando di sopraffazioni e abusi che non paiono affatto essersi verificati e che probabilmente sono consistiti in discussioni legati alla comprensibile preoccupazione di un compagno e di un padre circa la salute psichica della donna. Alla luce di tali nuove emergenze e anche a prescindere dalla rivalutazione degli indizi di colpevolezza, non appaiono sussistere le inizialmente prospettate esigenze cautelari. Nonostante i ripetuti solleciti diretti e indiretti da parte della persona offesa, l’indagato non ha manifestato alcuna intenzione di riavvicinarsi a lei e tanto meno di ricostituire una coppia. L’unico suo interesse, del tutto sano e comprensibile – scrive la Di Maria – è quello di trovare una buona soluzione ‘da separati’ per crescere la figlia e in vista di questo ha proposto varie opzioni alla compagna, inclusa quella di lasciarle la disponibilità dell’appartamento di Perugia o di prenderne in affitto un altro».
Il commento del legale Commenta l’avvocato Stefania De Canonico, difensore dell’imputato: «Ritengo che sia molto importante essere cauti nella valutazione delle denunce per violenza. Senza negare l’indiscutibile gravità del problema, non dobbiamo consentire che tali denunce diventino strumentali e vadano ad innescare percorsi giudiziari che non hanno ragione d’essere».
